Emigranti

Emigranti
Emigranti, foto dal web

Cenni storici

a cura della redazione

L’Abruzzo è stato per oltre un secolo contrassegnato da un’emigrazione pressoché ininterrotta, protrattasi almeno fino ai primi anni ‘70 del Novecento e poi ancora, benché con minore intensità, anche nel decennio successivo. Dal 1876 al 1984, l’emigrazione abruzzese ha superato il milione di persone. Il territorio era, alla fine dell’Ottocento e per i primi decenni del Novecento, caratterizzato da un sistema produttivo i cui principali strumenti d’integrazione lavorativa e sociale rimanevano quelli della transumanza verso le terre del Tavoliere e, in parte,dell’Agro romano.

Il graduale passaggio a un’agricoltura di tipo capitalistico nel Tavoliere delle Puglie trasformò, con tutte le possibili conseguenze negative, l’economia pastorale delle montagne abruzzesi, che farà entrare in crisi il sistema “transumanza” fino a decretarne la fine imminente. A ciò si aggiunga l’arrivo sul mercato italiano del grano americano, russo e indiano, che rese la situazione economica dei contadini demograficamente cresciuti, ridotta alla miseria.

L’emigrazione in massa degli abruzzesi, come del resto di molti italiani, diventa, per molti, un’urgenza per la sopravvivenza. Fino al 1880 la più gran parte dei cittadini emigrava dal Nord della penisola, mentre il Centro e il Sud partecipavano in modo relativo, ma nei successivi 45 anni i flussi dal Mezzogiorno crebbero esponenzialmente raggiungendo circa il 40% del totale: se si considera che il carico demografico meridionale era numericamente inferiore a quello settentrionale, si può comprendere il rilevante contributo pagato dal Sud nel bilancio migratorio italiano. Per i primi vent’anni del nuovo secolo (1901-1920) è l’Abruzzo soprattutto montano a detenere il primato negli espatri in rapporto alla popolazione residente.

Nei quindici anni che inaugurano il Novecento lasciano la loro terra 470.000 abruzzesi, 50.000 dei quali solo nel 1901, poiché le vie d’oltreoceano (specialmente Stati Uniti, Venezuela e Brasile) o l’Europa. In seguito, il coinvolgimento dell’Italia nei due conflitti mondiali ridusse notevolmente le partenze. Complessivamente, il continente americano ha accolto quasi il 90% dell’intera emigrazione abruzzese fino alla seconda guerra mondiale, dopo di che si diressero anche verso nuovi Paesi, quali il Canada e in particolare l’Australia.

Tra il 1965 e il 1988 il 70% degli emigranti abruzzesi si è diretto verso l’Europa, con una netta preferenza per Germania, Svizzera, Francia e Gran Bretagna. Il Belgio, che pure era stato meta di un numero consistente di emigranti italiani e abruzzesi, non era più considerato come possibile destinazione, a causa della tragedia di Marcinelle del 1956, in cui perirono molti minatori abruzzesi, quasi tutti provenienti dal piccolo centro di Manoppello.

(continua… )