Il Fucino come New York. Dove le strade non hanno un nome.

Le Geometrie. I pioppi. Le nostalgie.

di Gianluigi D’Angelo

Where the streets have no name, Ti porto dove le strade non hanno un nome è il titolo di una nota canzone degli U2.

I’ll show you a place High on a desert plain Where the streets have no name”  Ti mostrerò un posto su di un altopiano deserto dove le strade non hanno nome.

Geometrie del Fucino
Le linee tese disegnate dall’uomo a seguito del prosciugamento di quello che era il terzo lago più grande d’Italia, risultato di una delle più grandi opere di ingegneria idraulica che l’uomo abbia mai realizzato.

Un altopiano dove le strade non hanno un nome… una strana coincidenza… 

Ed è proprio quando sono su quelle strade, con il sole e l’ombra dei filari dei pioppi che creano uno strano effetto stroboscopico, che ascolto questa canzone “Where the streets have no name” e da quel reticolo, su un altopiano sperduto che rincorro nei pensieri, affiorano altri luoghi del mio percorrere dove le strade non hanno un nome.

Ed è Manhattan.

La famosa griglia di street ed avenue che organizza la penisola, dove le strade non hanno un nome, ma sono individuate da un numero, in una regolarità che rasenta la perfezione se non fosse per quell’unica eccezione, Broadway, che percorre in diagonale la griglia, creando scorci inaspettati e soluzioni architettoniche.

Una strana analogia con il mio amato Fucino. Di nuovo una griglia perfetta e quell’unica eccezione della strada che circonda il bacinetto, che rompe quella regolarità.

Il Fucino Come New York, Natura ed Artificio disegnati dall’uomo.

In questi miei viaggi mentali nel mondo dei ricordi, bagaglio che, come tutti, anch’io custodisco gelosamente nel tempo, il ricordo si discosta dalla realtà. Rivedo le torri gemelle e la mia sensazione mentre le guardavo dal basso, la loro assoluta non banalità, perché la loro bellezza era, in quel tratto, lo spicchio di cielo che le divideva. Ricordo e custodisco quei pensieri.

Oggi tutto è cambiato in quei luoghi.

Oggi tutto sta per cambiare nel mio caro altipiano del Fucino, dove si sta per compiere un disumano taglio di filari di pioppi a bordo di quei meravigliosi viali che hanno accompagnato i miei percorsi da quando ero bambino. Mi rivedo seduto sul divano della 132 di mio padre fino ad oggi, dove, al mio posto, c’è mio figlio che gioca con le luci e le ombre dei pioppi e alza le manine come a voler impugnare quei raggi di sole che si nascondono tra le chiome….

Un atto dovuto, dicono, non si sa da cosa e da chi, aldilà del buon senso.

Si sta cancellando ancora l’identità di quel luogo, dove le strade non hanno un nome ma che avevano, grazie a questi filari, un’anima ed una identità.

Un giorno mio figlio, quando passerà per quelle strade, probabilmente non ricorderà quei pioppi, quei giochi di luce, se non attraverso i miei racconti e nessuno giocherà con la luce tra i filari. Ci sarà una semplice strada diritta come tante altre, senza identità, “where the streets have no name, where the streets have no name”.

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