La provincia di Pescara del 1947, di Claudia Merlo

Sapere cosa fosse la provincia di Pescara, oltre settant’anni fa, ci permette di fare un confronto con quella dei nostri giorni.

Sapere cosa fosse la provincia di Pescara ci aiuta a  capire le trasformazioni del nostro territorio, per organizzare meglio il nostro futuro.

 

a cura della Redazione

 

 

La provincia di Pescara, la più giovane delle provincie abruzzesi, venne creata nel gennaio 1927 con territori tolti in gran parte alla provincia di Teramo e in piccola parte a quelle di Chieti e dell’Aquila.

Dalla Montagna del Morrone e dalla Maiella da un lato, dal Gran Sasso  dall’altro, attraverso la zona collinosa di argille e marne, la provincia si spinge fino alla sponda dell’Adriatico.

Sulla breve area di kmq. 1223, grande è la varietà dei paesag­gi: aspri e severi, talvolta selvaggi e imponenti quelli delle montagne incavate da valli dirupate, con nudi pendii di roccia, o ricoperte di pascoli e di faggete; sereni e riposanti quelli delle colline.

All’orizzonte lontano si profila l’azzurro del mare. Ed ecco la spiaggia, pullulante di bagnanti in estate, e al largo le caratteristiche paranze dalle vele variopinte.

Alla varietà del paesaggio fa riscontro la varietà delle risorse, poiché tutte le for­me di economia vi hanno vita: dall’antichissima pastorizia ovina, che perpetua fino ad oggi la secolare tradizione della migrazione stagionale delle greggi tra il monte e il piano lungo i tratturi, alle più moderne industrie metallurgiche e chimiche.

La metallurgia dell’alluminio, come pure le industrie chimiche, vantano presso Bussi sul Tirino impianti modernissimi che la guerra ha, purtroppo, gravemente danneggiati. Una serie di centrali sfrutta le acque del Pescara, così da permettere alla provincia di esportare parte dell’energia elettrica prodotta.

 

S. Valentino (PE)
San Valentino in Abruzzo citeriore: duomo dei Santi Valentino e Damiano.

Solfato di rame e perfosfati si preparano a Piano d’Orta, mentre presso San  Valentino, Manoppello e Caramanico si estraggono e si lavorano asfalto e bitume.

Nè mancano fabbriche di cemento e di laterizi, di macchinari, di oggetti in ferro artistici e comuni, di mo­bili, di conserve, oleifici, molini, pastifici, distillerie.

L’agricoltura dà varietà di prodotti: vino e olio nella zona delle colline, ortaggi (specialmente pomodori) nelle vallate, cereali, legumi e patate un po’ dappertutto.

Pescara arma una flottiglia da pesca, oggi quasi tutta a motore, che fornisce di pesce anche le altre provincie d’Abruzzo e la Capitale.

Alla marina la provincia deve anche un’altra fonte di ricchezza : l’industria turistica.

In età antica il territorio della provincia di Pescara fu diviso tra i Vestini, sulla sinistra del fiume, i Peligni a destra dell’alta e media valle, e i Marrucini a destra della foce.

Sopraggiunsero le invasioni barbariche; il territorio della provincia fu dei Longobardi, diviso fra i ducati di Spoleto e di Benevento : il primo passò quindi sotto i Carolingi e, caduti questi, tutto il territorio fece parte del Ducato di Spoleto.

Ma dal sec. XII l’Abruzzo, conquistato dal normanno Ruggero II, segue anch’esso, con tutta la regione, le sorti del Regno di Napoli.

Due città profondamente diverse per la storia, le funzioni, l’aspetto, e già capo­luoghi di comuni autonomi, si saldano insieme nell’unico abitato di Pescara: Pesca­ra, sulla destra del fiume omonimo, già porto dei Vestini, dei Peligni, dei Marrucini e dei Frentani, ricordata nell’ Itinerario di Antonino, e il centro recentissimo di Ca­stellammare Adriatico, sulla sinistra del Pescara.

Nonostante l’importanza del suo porto, Pescara, l’antichissima Aternum, non ebbe sotto i Romani dignità di municipio; crebbe d’importanza nel medioevo, quando mu­tò il nome in quello di Piscaria per la pesca abbondante che vi si faceva, così come il fiume aveva già mutato quello di Aternus in Piscarius.

Il periodo del suo maggior fiorire fu nel XII secolo; ebbe poi a soffrire nel periodo svevo, fu fortificata nel XV e XVI secolo.

Non mancano nella sua storia pagine degne di ricordo, come quando, presidiata nel 1566 dal Duca d’Atri, resistette agli assalti di oltre 100 galee turche comandate da Pialy Pascià, o quando, nel 1707, si oppose agli Austriaci.

La Pescara di oggi, che si gloria di aver dato i natali a Gabriele D’Annunzio, poco o nulla conserva del passato; anche il Castello, costruito da Carlo V, è stato smantellato nel 1867.

Vivace città d’aspetto del tutto moderno, è il maggior porto commerciale e industriale dell’Abruzzo e fra i più importanti della costa adriatica italiana.

Ha vie rettilinee, palazzi decorosi e un pittoresco porto-canale; gravemente colpita dalla guerra, essa è ora in pieno fervore di rinascita. Alle sue porte si stende la pineta, «ciuffo sconvolto sull’Adriatico verde», oasi di bellezza e di pace.

 

Pescara
Mare e pineta a Pescara sud.

 

Castellammare Adriatico, invece, non ha che un secolo di vita poiché il suo svi­luppo si è iniziato verso la metà del secolo scorso ed ebbe impulso soprattutto dopo la costruzione della ferrovia litoranea. Ridente cittadina, con ville, villini e moderne costruzioni, vanta una bellissima spiaggia molto frequentata in estate.

 

Penne (PE)
Penne, la Porta d’ingresso alla città.

Su un colle, fra le valli del Tavo e del Fino, a 438 m., circondata da un digradare di colline ridenti, con un panorama che va dal Gran Sasso fino al mare e alla Maiella, ecco Penne, l’antica Pinna dei Vestini che in premio della sua fe­deltà a Roma ebbe dignità di municipio con diritto di cittadinanza.

Sede episco­pale fin dai primi tempi del Cristianesimo, ebbe vita intensa anche durante il Medio­evo e, specialmente nel XIV e XV secolo, si abbellì di chiese e di edifici prevalen­temente in mattoni e terracotta, di cui sembra vi fossero importanti fornaci: e il colore caldo dei mattoni, usati anche per la pavimentazione delle vie, crea un con­trasto armonioso col verde che circonda l’interessante cittadina.

Loreto Aprutino (PE)
Loreto Aprutino, panorama.

Da Penne scendendo nella valle del Tavo, ecco Loreto Aprutino, ricordata fin dall’età romana, che conserva preziosi resti di costruzioni del Medioevo e del Rina­scimento. Essa è soprattutto nota per gli interessanti affreschi del XV secolo che rive­stono le pareti della Chiesa di S. Maria in Piano situata nei suoi dintorni.

Città S. Angelo (PE)
La collegiata di S. Michele Arcangelo a Città Sant’Angelo (PE).

All’estremo nord della provincia, fra i colli che si affacciano al mare e alla valle del Fino, sorge Città S. Angelo, erede, a quanto pare, della vestina Angelus o Angelum, e meta dei turisti per la sua Collegiata del secolo XIV, con elegante porti­cato e un bellissimo portale ogivale. All’inizio della valle del Pescara, a monte delle gole omonime, Popoli, importante nodo stradale, e perciò detta la chiave dei tre Abruzzi», di cui si hanno ricordi fin dal 1000.

Serramonacesca (PE)
L’abbazia di S. Liberatore a Serramonacesca(PE), dettaglio.

Dappertutto, nei centri minori o isolati nella campagna, si trovano tesori arti­stici di eccezionale interesse.

Così presso Moscufo, sulle colline fra il Tavo e il Pe­scara, la chiesa romanica di Santa Maria del Lago, con uno stupendo pergamo in tra­vertino del XII secolo, cui fa riscontro quello della chiesa di S. Maria Maggiore, a Pianella.

E presso Serramonacesca, i pittoreschi resti di San Liberatore della Maiella, chiesa che già appartenne a un antichissimo convento benedettino.

A pochi passi dalla stazione di Manoppello, la chiesa cistercense di S. Maria Arabona (sul luogo di un tempio della dea Bona), molto simile alle abbazie di Casamari e di Fossanova.

Ma il monumento che fra tutti eccelle per valore e bellezza è senza dubbio l’ab­bazia di S. Clemente a Casauria, presso Torre de’ Passeri, uno dei più interessanti monumenti dell’Abruzzo, nello stile di transizione dal romanico al cistercense

San Clemente a Casauria (PE)
L’Abbazia di San Clemente a Casauria e i suoi preziosi interni.

Il Mo­nastero, con l’annessa chiesa della SS. Trinità, dove nell’871 furono trasportate le ossa del Papa e martire San Clemente, fu costruito nel IX secolo dall’Imperatore Lo­dovico II e venne poi saccheggiato dai Saraceni e dai Normanni; ricostruito nel XII secolo, ebbe un periodo di grande splendore.

Accanto a tante mete di escursioni artistiche, una nota per i buongustai: chi, viag­giando da Popoli a Pescara, volesse sostare brevemente a Tocco Casauria, nella con­ca ridente che si apre a valle delle selvagge gole di Popoli, vi potrebbe gustare il celebre liquore Centerbe, fatto con erbe della Maiella.

Risalendo invece la valle dell’Orta, si trova Caramanico, graziosa cittadina, che la leggenda vuole fondata da un monaco di nome Caro, nipote di Carlomagno, e le cui salutari acque sulfuree hanno larga e meritata rinomanza.

Caramanico è anche punto di partenza per molte escursioni, prima fra tutte l’a­scensione al Monte Amaro; ma anche chi non voglia abbandonare la strada maestra può, continuando a risalire la valle dell’ Orta, e superando poi la dorsale fra la Mon­tagna del Morrone e la Maiella, scendere a Campo di Giove e a Sulmona; godrà così in pieno il fascino di queste aspre e forti montagne d’Abruzzo.

 

Claudia Merlo