L’Abruzzo produce silenzi

Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli” di Pino Coscetta

a cura della redazione

Già mentre scorri le pagine, ancor più a lettura ultimata, senti che hai a che fare con sensazioni che hanno i suoni delle voci familiari, i rumori dei passi dati e da dare, gli odori intimi di luoghi che conosci eppure ignori, il tatto ruvido o setoso degli oggetti che ti pare di toccare … la sorpresa gaia delle visioni ravvicinate.

Sì, questo “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli” di Pino Coscetta ti sorprende e ti cattura.

Sono due amici e compagni di viaggio, Pino e Giorgio, attenti osservatori e fruitori del bello, penne straordinarie capaci di offrire al lettore la rara leggerezza della cultura elaborata mai ostentata.

Pino, abruzzese di nascita, guida il Manga per strade, piazze, borghi, città di una regione che ho sempre definito imperfetta, nel senso più nobile che questo termine ha, e che poche altre volte l’ho vista riconosciuta tale come in questo “diario di bordo”.

L’appuntamento è in Via Chinotto, 8, Roma: “sai, Pino, quella vicino a Via Coca Cola Di Rienzo?”. E già capisci che è una buona partenza e che avrai di che dissetarti in strada.

L’autostrada ti concede, come prima tappa, il paese di Mazzarino e di Silone, e già, perché pare che in Abruzzo in parecchi abbiano scelto di nascere: Pescina, gelida e ventosa affacciata sul Giovenco, dalle acque ancor più gelide in quella coda d’inverno che sbarra il passo ai tepori della primavera. Ti immergi in una dissertazione singolare che prende spunto da uno sguardo sul Fucino, prima acqua, poi terra, prima manufatto della Natura, poi dell’uomo. Loro due, Silone e Mazzarino, i personaggi che aleggiano come ombre nella Torre e nel Museo, hanno visto l’uno e l’altro.

A Pescasseroli si sale dalla Valle del Giovenco. Tu pensi che i due amici tirino diritto e invece ti compiaci, e qui il merito è del Coscetta, che il Manga e lui sostino ad Aschi, antico bagno penale borbonico e a Sperone, alla scoperta di un gioiello dimenticato, la chiesa di S. Nicola, “piccola cattedrale spaccata in due come un melograno”,che mostra angeli affrescati che fanno pensare a Andrea Di Litio.

Da qui ti lasci condurre a Pescasseroli e dintorni: Camosciara, “dove si libra il falco…”, e dove i lupi “riassumono la qualità drammatica, anche tragica, del Parco”.

….ma, mentre la pioggia incalza frigida e trista, ignaro di compiacimenti estetici, mi arrendo alle delizie di un cibo corposo e arguto. Sul cibo d’Abruzzo credo mi accadrà di scrivere ancora, ma questo vorrei dire fin d’ora, quanto sia squisitamente pastorale e insieme arcadico, cioè non esente da una punta di non distratta letteratura; un mangiare colto e non privo, oserei dire, di qualche garanzia metafisica….”.
Raffinata penna, raffinato palato, il grande Manga!
Un esempio tra tanti di come, per parlar di metafisica, non occorra ricorrere necessariamente ai massimi sistemi, se riesci ad elaborare, con la Cultura, concetti apparentemente semplici.

Si continua il percorso.

Si giunge a Sulmona, e anche tu, lettore ormai catturato e sempre stupìto, sfidi con loro il vento carogna di Cocullo, paese dei serpari di angiziana origine, e Scanno, dal “sapiente intrico di strade di saggia vetustà”.

Sì, la Sulmona di Ovidio, “presenza ubiquitaria quanto arbitraria” in taluni punti. E per mostrarti non solo la meraviglia dell’Annunziata dai portali in gotico fiorito, i due amici dissertano, senza cedere a un filo di malizia, sul dettaglio licenzioso di un fregio seminascosto in un marcapiano di un palazzotto nobiliare, secondo il Manga sberleffo di un committente o forma di protesta dell’artista. Chissà.

L’Abruzzo interno, lasciando una scia di odori, di sapori altrove sconosciuti, di visioni arcaiche e arcadiche, si fa, ai sensi del lettore, azzurro Adriatico.

Pescara ne è il cuore pulsante. Questa Pescara che il Manga si rifiuta di vedere ovviamente dannunziana o ovviamente flaianea, città dinamica che costruisce monumenti in “finto Abruzzo”, mentre tenta di conservare case-zie in elegante stile Liberty e costruisce case-nipoti (geniale questo vincolo di parentela che faticheresti a trovare, guardandone le facciate!).

Il viaggio si avvia alla conclusione quando i viaggiatori salgono verso Popoli, Corfinio e gli Eremi e tu, lettore, non vorresti smettere di viaggiare con loro per questa terra riservata che pure si sa svelare, soprattutto se, abruzzese da generazioni, hai visto ora con altri occhi paesaggi antichi con stupori nuovi, e hai saputo gustare, con altro ritrovato piacere, sapori dimenticati…

Chiudi gli occhi, poggi il libro.

E taci.

L’Abruzzo è un grande produttore di silenzio: Se vi fermate davanti alle due chiese di Bominaco, non lontano dall’Aquila, sulla strada di Popoli, apprezzerete queste due qualità: il rapporto strettissimo con il luogo, la solitudine e la qualità del silenzio”.

Pino Coscetta, Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli