Passeggiate per i borghi d’Abruzzo

 

ORTONA DEI MARSI

Ricerca di Cesira Sinibaldi,   foto e testo di Cesira Sinibaldi e Carmine Granato,

Accade, talvolta, che alcuni luoghi e alcune storie si prestino ad essere narrate quasi come fiabe. È il caso di Ortona, tra i borghi più belli d’ Italia: un grappolo di case strette intorno a una torre, una luce tersa ad illuminare la montagna.

Questo è un paesaggio antico al profumo di frutta e al sapore di miele, che si descrive da solo e che si fa catturare dai fotogrammi che offre, generoso, al passante o al viaggiatore.

C’era una volta Milonia, una fortezza militare così chiamata dallo storico dell’antica Roma, Tito Livio, situata tra Casej, Rivoli e Colle Cavallo, nel territorio di Ortona. Si trovava in una posizione strategicamente idonea a prevenire le incursioni provenienti da ogni direzione, vigilando sulla valle del Giovenco, che prende nome dal fiume che vi scorre, prima considerato un dio con il nome di Pitonio.

Ortona dei Marsi (AQ)
Il Castello, dettaglio

Il nome di Milonia compare già da qualche secolo prima della nascita di Cristo e si riferisce a una città fortificata considerata molto importante dai Marsi e dai Sanniti, proprio per via della sua posizione strategicamente privilegiata con ampia veduta sul Fucino e sui territori circostanti. Era il periodo delle guerre tra Roma e i popoli italici, e proprio durante questi conflitti Milonia fu distrutta dai Romani nell’anno 294 a. Cristo.

I suoi abitanti, abbandonato quel che restava dell’antica fortezza, si radunarono in piccoli centri lungo le terre che costeggiavano il fiume Giovenco e che, nel 1869, lo storico abruzzese Andrea Di Pietro identificò in una sua opera scritta per la Diocesi dei Marsi e che elenchiamo: Fondo Grande, Vado Albone, Fumegna, Carreto, Melogne, Ceseji o Cesule, Parasepe, Fonticella, Codardo, Fondittoli.

Tra i nuclei familiari insediatisi in queste terre, troviamo la famiglia Poppedia, che diede i natali a Quinto Poppedio Silone, il grande condottiero che si batté per i diritti dei popoli italici, mettendosi a capo degli alleati dei Marsi contro Roma e ottenendo numerosi successi fino alla sua morte in campo di battaglia nell’88 a. C.

Ortona dei Marsi (AQ)
Benvenuti nel verde di Ortona!

Ma per tornare al nostro “c’era una volta” per descrivere Ortona e le sue frazioni come si fa per raccontare una fiaba, quella di oggi, così come si presenta al viaggiatore curioso di aggirarsi per strade e vicoli, salite e discese, respiri di vegetazione e odori sospesi nel tempo, non ci resta che affidarci al nostro taccuino e ai nostri scatti fotografici capaci di catturare un presente senza tempo.

Ortona dei Marsi (AQ)
Vicoli e portali

Attraversata la strada che costeggia la villa comunale, ricca di alberi e di panchine, dalla via che porta alla Chiesa Santuario Madonna delle Grazie, in restauro, è possibile osservare e fotografare l’impianto urbanistico di Ortona dei Marsi, che appare magistralmente progettata e magicamente aggrappata ad un colle. Si intravede ciò che è rimasto del castello del paese e la torre che svetta sui ruderi, che trasudano storia e storie note e meno note. Vedendola da lontano, nasce nel visitatore la curiosità di entrare di persona nel tessuto urbanistico del paese, dove la sua attenzione viene rapita dal susseguirsi di case ben allineate quasi create per proteggere i passanti, interrotte da vicoli e vicoletti. Il tutto è sapientemente assemblato in un ritmo architettonico costituito da forti muri di sostegno, da possenti contrafforti e da porte storiche e antiche, che segnavano il confine tra chi dominava e chi era dominato. Alcuni architetti e ingegneri “moderni” avrebbero molto da imparare dagli audaci progettisti di Ortona, che hanno saputo concepire strade, volte, passaggi, archi, soluzioni architettoniche “da montagna”, che resistono ancora alle successive e reiterate manomissioni e al passare del tempo: ci sarebbe materia per una tesi di laurea in Urbanistica.

In Ortona, dove meno te l’aspetti, trovi un portale elegante, una chiesa o un palazzetto che denotano un passato importante per l’economia, la cultura e la religione del paese.

Chiesa
La Collegiata, dettaglio in fiore

La piazza, le fontane, la Collegiata di S. Giovanni

Dopo essere passato per la strada in salita, che costeggia le prime case di Ortona, il viaggiatore lancia lo sguardo verso il piazzale della fontana, fornita di quello che fu abbeveratoio per animali e si avvicina, scendendo, all’antico lavatoio in pietra. Si volge ancora verso la valle e le montagne circostanti e, superato il municipio, salendo ancora un po’, si trova sulla piazza, di fronte alla facciata in pietra della Collegiata di S. Giovanni Battista. La chiesa è splendida nella sua unicità, perché edificata, con pianta a tre navate, sulla roccia viva, nel XIV secolo. Val la pena di visitarla per prima, dopo aver varcato l’elegante portale eseguito nel 1735 dal maestro Berardino Melone della Torre di Alfedena.

In epoca successiva all’edificazione della Collegiata, la sua facciata, che richiama alla mente la forma di quella di Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, fu modificata con l’aggiunta muraria che regge una croce; ne fu rifatta, per la maggior parte, la pavimentazione e ne fu lasciata una striscia della vecchia e, forse, originale, in pietra.

La torre campanaria, parzialmente incastrata tra due abitazioni, fornita di orologio, è a pianta quadrata ed è scandita da marcapiano.

Entrando in chiesa, il viaggiatore può ammirare i dipinti ad olio, come quello raffigurante la Madonna con Bambino e S. Francesco, del XVII secolo, e i resti degli affreschi che decoravano le colonne delle navate, come quelli raffiguranti S. Caterina e S. Antonio Abate, che gli storici dell’arte fanno risalire al periodo che va alla seconda metà del Quattrocento.

Dietro l’altare maggiore è possibile vedere un coro ligneo di buona fattura.

Alzando gli occhi verso la volta della Cappella laterale che custodisce il corpo di San Generoso Martire, patrono dell cittadina, è possibile ammirare un dipinto raffigurante l’Eucarestia.

S. Generoso subì il martirio sotto Diocleziano e il suo corpo si trova in questa chiesa dl 1756.

Interno collegiata
L’organo, dettaglio

All’improvviso, un’Ave Maria diffusa dal pregevole organo di Domenico Antonio Fedeli, datato 1752, crea un sottofondo che esalta l’armonia creata dalla fusione delle pitture con l’architettura del tempio.

Lateralmente, nella navata destra, è appoggiata al pavimento la campana grande, ormai lesionata, che pesa 480 chili, che venne fusa sul posto nel 1342 e che rimase nel campanile fino al 2002.

Uscendo, una luce particolare, come solo in certi luoghi la luce sa essere, avvolge il monumento della fontana in ghisa, che induce il visitatore ad avvicinarsi per mostrarsi nei dettagli delle figure e dei simboli che Remo De Matteis, acuto cultore di storia locale, ha saputo cogliere, studiare, comparare.

Fontana
La fontana di giugno

Riportiamo come sono andate le vicende in merito, così come le troviamo scritte e documentate.

La Fontana di Giugno o “L’ Eté” di Ortona dei Marsi fu realizzata dalla Societé Anonime des Fonderies d’Art du Val d’Osne e acquistata e importata dalla Fonderia Artistica Industriale Francesco De Luca di Napoli nel 1889. Durante una visita di rappresentanza del Comitato Gemellaggi nella cittadina Francese di Avallon in Borgogna, il Signor Remo De Matteis, responsabile informatico e responsabile dell’archivio storico di Ortona Dei Marsi, notò, nella Piazza della cittadina Francese, una statua quasi identica a quella da tutti conosciuta con il nome di “Clelia” svettante sulla Fontana in Piazza S. Giovanni Battista ad Ortona Dei Marsi. Scoprì in seguito, con l’aiuto dei Proff. Alessandro Parisi e Michele Maietti, che lo scultore che realizzò l’opera denominata “l’ Eté” si chiamava Mathurin Moreau. L’Artista presentò il prototipo, scolpito nel marmo e catalogato con il numero 4514, nella Esposizione Universale di Parigi del 1855. Grazie all’intraprendente fonditore Jean-Pierre Victor André, che fu il creatore delle ghise d’Arte Val d’Osne, furono realizzate in ghisa, produzioni in serie delle opere di numerosi artisti Francesi . Duplicati dell’Eté di Moreau sono, oltre che a Ortona e a Magliano Dei Marsi, ad Alife (Caserta), a Terracina (Latina), a Matrice (Campobasso), a Fornelli (Isernia) e a Cosenza. E qui, come ad Alife, il giovane che sormonta la fontana, è chiamato “giugno”. Ad Ortona dei Marsi, la Fontana neoclassica, interamente in ghisa, sorge su una base quadrilobata leggermente rialzata orlata da conci di pietra. Su di uno zoccolo mistilineo è posto un piedistallo a base ottagonale sui cui lati alterni sono collocate quattro piccole vasche dal bordo semicircolare che raccolgono l’acqua da altrettanti mascheroni raffiguranti volti intermedi tra montoni e umani. Nel fregio, sotto due dei mascheroni, si vedono piante palustri tenute insieme dalle spire di un serpente nell’atto di inghiottire un rospo: scena questa che rappresenta la vita e la morte nel ciclo della natura. In alto, sopra una base circolare, si eleva la figura di un giovane uomo che indossa una corta tunica aderente al corpo ed una mantellina fissata sulla spalla destra. Nella mano destra appoggiata al fianco tiene un falcetto, mentre la mano del braccio sinistro, proteso in avanti, tiene un rastrello inclinato all’indietro verso un fascio di grano. Il giovane efebo sembra rappresentare l’estate o meglio il mese di giugno che nel calendario repubblicano francese è il “Messiodor”: dono delle messi.

Castello di Ortona
Lo spettacolo che si gode dal Castello

Verso il Castello

Continuando la passeggiata per via S. Onofrio, è possibile vedere il palazzo Petroni con annessa cappella privata con entratina sulla strada. Proseguendo, si attraversano quei vicoli e quei terrazzamenti che, da lontano, si possono solamente immaginare.

Ecco, abbarbicata alla sommità della roccia, la chiesa appena restaurata di S. Onofrio, la più antica del paese e la più vicina a ciò che resta del Castello e alla Torre circolare alla quale ci si avvicina anche per ammirare il panorama a 360 gradi che stupisce ancora.

Pillole di archeologia 

L’origine del nome Hortona si fa risalire ad un insediamento dell’età del bronzo, che era un’area di culto indicata con questo nome. Si trattava di un santuario articolato su terrazze poligonali , che, sul versante nord orientale era circondato da una recensione muraria risalente al periodo rinascimentale, lunga dieci metri e posta si tre filari di blocchi di pietra. Dall’interpretazione di una iscrizione votiva si può supporre che questo grande santuario italico – romano fosse dedicato alla dea Vesuna, forse la Cerere del popolo marso. Quella che era Hortona nel catalogo dei Baroni Normanno come feudo del Conte Rainaldo di Celano (1150- 1168) era individuato come secondo centro della Contea Celanese, più importante della vicina Pescina. In questo periodo, il nucleo abitativo doveva comprendere un borgo fortificato di forma ovale, la Cittadella, che comprendeva il palatium (dove ora è il serbatoio idrico e alcune case) con una torre e due ingressi sul versante Est. Su questo fronte ora troviamo alcuni portali ad arco ad ogiva, costruiti successivamente e con tutta probabilità risalenti al XIV secolo. Tornando alla denominazione Hortona, notiamo che sotto il dominio degli angioini,nel secolo XIII, si trovano dei documenti che la indicano come Ortona.

All’entrata del paese, tra le vecchie mura rinascimentali e i moderni giardini comunali, passava una via antica, che scorreva lungo la necropoli della località “ Le Rosce”, e lungo la quale fu trovata una tomba, appartenente alla famiglia dei Vivii e scoperta nel 1960.

Nel corso del secolo XIV fu creata una torre cintata, il cui recinto presentava una pianta pentagonale, mentre la vecchia torre avanzata fu rinforzata alla base e utilizzata come mastio, il cui recinto fu dotato di torrette rompitratta per rendere più efficace la fortificazione. Esternamente all’impianto fortificato si trovava la Pieve di San Giovanni di Hortona, l’attuale Collegiata, mentre all’interno del primitivo recinto si trovavano le chiese di Sant’Abbondio e di Sant’Onofrio, citate nella bolla papale di Clemente III, nel 1188. Le altre chiese, San Felice e Sant’Agnese, e di nuovo quelle di Sant’Abbondio e di Sant’Onofrio, sono segnate nel Quaderno della Diocesi dei Marsi, antecedente al 1397. Alla fine del Quattrocento, essendosi l’abitato espanso verso la chiesa di San Giovanni, fu necessario costruire un’altra cinta scarpata, dotata di bastioni semicilindrici e di porte d’ingresso. Appartengono a questo periodo gli edifici quattrocenteschi ancora visibili e caratterizzato da portali ad arco ogivale di stile tardogotico e recanti iscrizioni in caratteri gotici del XV e XVI secolo. Nelle vicinanze della Collegiata di San Giovanni si può ammirare ancora un palazzo rinascimentale ornato da cornice marcapiano e fornito di una elegante bifora tardogotica. Lungo Via Piano si trova un palazzetto cinquecentesco la cui entrata è costituita da un piccolo portale e che presenta una scala esterna in pietra avente una copertura in legno retto da colonne, utile per raggiungere il piano superiore.

Ortona
Scorcio panoramico

Sulla via delle mele del miele

Il viaggiatore, lasciando Ortona, ripercorre la strada che si snoda tra gli alberi da frutto e i terreni caparbiamente coltivati e resistenti alla natura rocciosa, costellati di arnie.

E già, questi sono luoghi al profumo e ai sapori di mele e di miele: mele dalle tante varietà, ciascuna dai sapori unici e inconfondibili, come le renette, regine incontrastate nel tempo, le limoncelle, dal profumo intenso e dal sapore agrodolce, patrimonio antico da salvare dall’estinzione, le deliziose bianche….

E miele di fiori spontanei, puro, leggero, salutare, trasparente come l’aria di queste montagne e di questa valle, dolcezza da gustare e da portare con sé come scorta di benessere.

E annusando, ammirando e fermandosi, di tanto in tanto, per degustare, il viaggiatore prosegue per i piccoli centri che incontra o sceglie di cercare e di visitare, intorno a Ortona.

Le frazioni

Montagne e valli: il verde visto da Carrito
Carrito
Carrito, Chiesa della Madonna della Pietà

Carrito, del verde e dell’acqua


Il papa Clemente VII, nella bolla papale del 1188, dà notizia della villa di Carrito e delle sue chiese dedicate a S. Nicola, a S. Andrea e a S. Iacobo. Sul finire del XIII secolo si legge di Carrito come feudo dipendente da Ortona. La villa medievale si estendeva lungo un sistema viario complesso che, dal Vallone di Carrito, arrivava alle frazioni di Sulla Villa e di S. Maria di Ortona. La sua posizione era considerata strategica perché di confine tra la Marsica e l’area peligna: nel suo territorio confluivano le strade della Valle Subequana e della Valle del Sagittario.

Alcuni studiosi affermano che il nome Carrito possa derivare da “carreto”, poiché, in tale località era un deposito di carri lungo l’asse della rete viaria al centro della quale era stato edificato.

Gli abitanti del luogo erano considerati molto devoti e legati alle tradizioni religiose. Punti di riferimento importanti per il loro culto furono, nell’antichità, il Monastero di S. Nicola eretto nella valle presso Forca Caruso e, ancora oggi, il Santuario della Madonna della Pietà in Carrito Alto.

Aschi, patria dei migliori frombolieri

Varie sono le ipotesi circa il suo nome. Per alcuni deriverebbe da Asilum, da Asciclum, da Asculum, da Aschium o da Asinio. Per lo storico Terra potrebbe invece derivare dalla lingua ebraica, dove la parola Esh-Ki starebbe per Pignatta di fuoco o da Hasen e Haschen, che significa fumante, forse per le miniere di ferro, di filantrace, legno nericcio e di nafta. Andrea Di Pietro nella sua opera la come ricorda l’Asilo dove si radunavano i Marsi con il collegio dei sacerdoti per prepararsi a riti, sacrifici, feste.

Le sue origini, come quelle dei nuclei circostanti, sono antichissime, ma per scrivere dei frombolieri, dobbiamo arrivare al XV secolo, quando, in occasione delle dure guerre tra gli Orsini e i Colonna, Aschi combatté accanto a questi ultimi come precisissimi e valenti frombolieri. I Colonna li compensarono dando loro diritto di pascolo in alcune località vicine.

Quando ci si avvicina all’altura ovale di Aschi, a quota 1150, si può vedere quel che resta del burgo fortificato distrutto dal terremoto del 1915 e seminascosto da un rimboschimento. Da questa altura e da un’area vicina provengono degli interessanti reperti, come alcuni bronzetti raffiguranti Ercole, un’iscrizione a Giove, tombe di età romana con iscrizioni che si riferiscono alle famiglie degli Herii e dei Maecii. Il santuario di Giove può, secondo alcuni studiosi, essere messo in relazione con il sottostante fiume Giovenco, “Giove il giovane”.

 Cesoli, il borgo e la pieve
Cesoli
La fontana

Il borgo tardomedievale di Cesoli sorge su un colle che domina il fossato del torrente Rivoli . Cesoli viene menzionata la prima volta da papa Pasquale II, mentre l‘antica pieve di “ Sancti Thomae de Cesulis” viene citata nella bolla di papa Clemente III del 1188. Sono sempre alcuni documenti medievali che ci permettono di risalire alla vita del piccolo borgo essenzialmente agricolo, oltre a reperti che gli archeologi hanno reperito dagli scavi.

Sulla Villa, l’antica Fumegna

Questo piccolo borgo era anticamente chiamato Fumegna ed essendo al confine col territorio di Villalago, venne chiamato Della Villa e poi Sulla Villa. Vi troviamo la Chiesa Santuario Madonna delle Grazie, di fine Seicento.

Nel suo territorio gli archeologi hanno rinvenuto insediamenti agricoli medievali e la chiesa di Sanctae Agnesis in Fumegna, anch’essa citata nella bolla papale di Clemente III del 1188.

Castiglione, o dell’acqua sorgiva

Arroccata su un balzo, la piccola frazione ricca di acqua nasconde i resti di un santuario italico-romano con cisterna ricavata nella roccia, tegolame vario e frammenti di ceramiche. Nella parte orientale del borgo, passava quella strada antica che, provenendo dalla Valle Subequana, passando per Carrito, giungeva fino a Hortona.

S. Massimo, il convento sul percorso vallivo

Percorrendo la valle di Carrito, si possono vedere, tra la bella vegetazione che caratterizza questi luoghi, i resti di quello che probabilmente fu il Convento di S. Massimo, citato dall’arcipresbitero Ventura (1308 e 1324) nelle decime, ovvero delle offerte vaticane.

Rivoli

Deve la sua importanza a un passato illustre che lo ha visto primo nucleo abitato del comune di Ortona: Milonia, città fortezza dei Marsi, alleati dei Sanniti. In questo sito ebbero luogo importanti scontri tra i Romani e i Marsi, che si conclusero con la sconfitta di questi ultimi e la distruzione delle sue mura ciclopiche. Molti altri eventi storici si sono susseguiti in questa cittadina. Oggi possiamo trovare a Rivoli pochi resti delle antiche mura, cisterne per l’acqua e altri resti, che gli archeologi considerano importanti testimonianze di un passato glorioso.

Santa Maria Maddalena

Le origini di questo piccolo villaggio si fanno risalire all’ insediamento “Vado Albone”, situato ai piedi del Monte Mezzano (1792 a.s.l.m.), circondato da fitti boschi, che lo isolano. È stato rifugio per taglialegna e boscaioli.

Francesco Saverio Petroni, uno dei maggiori personaggi nati in Ortona dei Marsi

Francesco Saverio Petroni (Ortona 1766 – Chieti 1838), figlio illustre di Ortona, fu un uomo al servizio dello Stato, dotato di profondo senso del dovere e di responsabilità. Spese la sua vita allo scrupoloso adempimento delle sue funzioni, alle quali si dedicava come un missionario. Di vasta e complessa cultura, si interessò di filosofia, di economia, di storia e di letteratura e alle opere di carattere giuridico e a molti altri argomenti, come si comprende osservando la sua ricchissima biblioteca. Il comune di Ortona dei Marsi, in sinergia con la Comunità Montana, Valle del Giovenco, nel 2009, per ricordarne la figura e l’operato provvide a pubblicare il libro intitolato “Francesco Saverio Petroni – Autorevole politico e studioso di Ortona dei Marsi”, di Luigi Russo.

Ortona dei Marsi
Panorama di Ortona, come in una favola