Coldiretti Venezia. Convegno: la ricerca scientifica può aiutare l’agricoltura

di Carmine Granato

Già  otto-novemila anni fa, quando nacque l’agricoltura, in Mesopotamia, fra il Tigri e l’Eufrate, l’uomo iniziò a servirsi di tecniche per coltivare la terra. Gli antichi Egiziani usavano l’aratro di legno , rimasto parzialmente  in uso fino al XX secolo, e si regolavano per coltivare la terra con l’aiuto degli studi di astronomia. Nel XXI secolo, la scienza può aiutare l’uomo a organizzare un’agricoltura efficace e sostenibile.

Mestre  Febbraio 2020L’innovazione scientifica come ausilio e supporto per difendere l’insieme delle varietà coltivate o coltivabili dagli agricoltori, per mantenere la biodiversità e la ricchezza degli ecosistemi.

Se ne è parlato diffusamente, il 17 febbraio u.s,  presso l’Hotel Nh Laguna Palace a Mestre in occasione di un convegno organizzato da Coldiretti Venezia.

Ad aprire i lavori il presidente di Coldiretti Venezia Andrea Colla che ha riportato l’attenzione sulla necessità di far fronte a cambiamenti climatici e invasione di insetti alieni che mettono duramente alla prova la nostra agricoltura: “Pensare ad un futuro per la nostra agricoltura significa mettere in campo tecnologie e competenze che devono poter migliorare ma non stravolgere i processi naturali”.

La nostra agricoltura, in primis la viticoltura hanno saputo distinguersi accaparrandosi primati nei mercati mondiali con un’eccellenza che non possiamo rischiare di perdere. Lo riconosce anche il presidente della giunta regionale del veneto, Luca Zaia, che, in uno scritto fatto pervenire a Coldiretti, afferma: “comprendere per tempo queste traiettorie di sviluppo significa acquisire una conoscenza aggiuntiva, da orientare a tutti gli operatori della filiera che, grazie a questo solido know-how, sapranno valorizzare ulteriormente le nostre eccellenze”.

Lo spiega bene il presidente di Coldiretti Ettore Prandini: “ l’agricoltura del futuro fonderà i punti di forza del passato e del presente per creare un’agricoltura moderna e sostenibile”.

Distintivita’ e biodiversita’ prima di tutto – ha continuato  Prandini – elementi su cui si basa tutto il patrimonio agroalimentare italiano che va sostenuto chiedendo  a chi governa il Paese di investire nella ricerca pubblica consentendo dunque di orientare le innovazioni scientifiche nel miglioramento genetico. Bisogna individuare le priorità sulle quali convogliare gli sforzi della ricerca e le risorse umane ed economiche necessarie per realizzarle”.

Ora tutto questo è possibile grazie a nuove tecnologie che vanno sotto il nome di Nbt (New Breeding Tecnologies) due di particolare interesse: la cisgenesi e il genome editing.

  “Il progetto Biotech Vitech”- spiega Riccardo Velasco professore del CREA (Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia) vuole esplorare queste due opportunità per dimostrare la validità di questi approcci per produrre nuovi cloni delle varietà esistenti che saranno identici alla pianta di origine, aggiungendo o modificando sul suo dna ma senza inserimento di DNA esterno.

Ecco che la cisgenesi e l’editing ci consentirebbero di evitare di ricorrere all’incrocio e quindi di mantenere le nostre varietà tipiche, rendendole più adatte ad un’agricoltura sostenibile e moderna. Sbagliato sarebbe considerare la cisgenesi al pari degli Ogm e se l’Unione Europea incappasse in questo errore toglierebbe la possibilita’ alle aziende agricole di innovare in maniera naturale dando risposte alla collettività  in termini di sicurezza alimentare, rispetto della tradizione e tutela del territorio.

“La conservazione e l’utilizzo della biodiversità sono un obiettivo irrinunciabile” continua Mario Pezzotti professore ordinario del dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona– “ma è altrettanto cruciale dotare ad esempio i nostri vitigni di quelle caratteristiche genetiche che li renderebbero in grado di contrastare l’attacco di patogeni e il mutamento delle condizioni climatiche”.

In buona sostanza si tratta di rendere l’agricoltura moderna, sostenibile e competitiva attraverso l’innovazione tecnologica. Tra i presenti l’assessore alla mobilità  del Comune di Venezia, Renato Boraso, che portando i saluti del Sindaco ha parlato dell’importante alleanza tra ricerca scientifica e produttori per garantire un futuro all’enorme ricchezza del made in Italy.

La comunicazione, ha concluso, deve far capire ai consumatori in modo trasparente la natura delle Nbt e le nette differenze con gli Ogm.

Agricoltori, tecnici, dirigenti regionali, autorita’ politiche locali hanno assistito al dibattito, salutato dal neo direttore di Coldiretti Veneto Tino Arosio e moderato dal responsabile confederale di settore Domenico Bosco.