Cultura – Tornare a studiare il latino

All’estero si studia il latino più che in Italia. Oltre 60 persone su cento, in Italia, non capiscono a fondo un brano scritto in lingua italiana.

La povertà lessicale sta diventando una pandemia. Per curare questa veloce  pandemia è urgente il ritorno allo studio del latino.

di Carmine Granato

 

Per riavere il mio quadernetto a righe da terza elementare, pagherei la stessa cifra incassata da Christie’s, la più grande casa d’aste al mondo, per la vendita del più quotato Picasso.

In quel quadernetto è trascritto il mio primo approccio con il latino, quello della chiesa.

Ero in prima media e avevo appena imparato rosa, rosae e, pieno di curiosità, decisi che dovevo diventare il migliore latinista del mondo.

All’ora del Vespero di una giornata di primavera, andai nella chiesa di San Nicola, in Sant’Agata di Puglia, e mi misi a sedere tra le  devote, che quotidianamente assistevano alla funzione, celebrata da don Pasquale Mazzeo, che indossava un prezioso piviale dorato.

A squarciagola, le devote cantavano in latino, ed io, ben appostato al fianco della signora, che intonava i canti, ne trascrivevo diligentemente le parole.

Parole mai esistite in nessun latino: né della letteratura, né della chiesa, né della filosofia scolastica, né della scienza e neanche della giurisprudenza.

Sottoposi il contenuto del mio quadernetto al prof. Vincenzo Lotito, da Andria, mio professore di latino, che si sbudellò per le risate. E tutta la mia fatica andò in archivio.

Dopo questa esperienza negativa fui attratto dal Padre Nostro, l’unica preghiera che ci ha lasciato Gesù Cristo.

Imparai a memoria questa significativa e sempre attuale  preghiera – che è stata commentata da studiosi di tutto il mondo – in latino e nella versione in italiano.

Mi sentivo importante e facevo grandi propositi di studio del latino.

Da adulto, ho scoperto il commento al Padre Nostro, scritto dal compianto Francesco Carnelutti, friulano, giurista di prim’ordine, docente universitario anche alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova e avvocato di vaglia:

 

La preghiera del Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome,
venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Pater Noster

Pater noster qui es in caelis,
santificetur nomen tuum,
adveniat regnum tuum,
fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra.
Panem nostrum quotidianum da nobis hodie,
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris,
et ne nos inducas in tentationem,
sed libera nos a malo.

Dopo avere frequentato la scuola dell’obbligo, mi iscrissi al Liceo Classico Lanza, di Foggia, avendo come compagno di classe Rocco Pagliani .

Con Rocco ho passato molti pomeriggi a tradurre dal latino e in latino, sfogliando testi di classici latini alla ricerca del significato più adatto alla traduzione di una estrapolata frase, da tradurre.

Rocco ed io fummo benevolmente  presi in giro dalla nostra professoressa di lettere, Carlino Spirito, perché per il primo compito di latino, in classe, ci eravamo presentati forniti di ben tre diversi vocabolari: il Georghes – Badellino, l’Angelini e Mariano e il diffusissimo Campanini e Carboni.

“Vi presentate all’esame di abilitazione per l’insegnamento del latino?” ci disse, guardandoci con materna tenerezza.

Dopo la maturità classica, Rocco si iscrisse all’Università  e si laureò in Lettere Classiche, a Roma,continuando a coltivare i suoi studi classici, mentre io mi iscrissi e mi laureai in Lettere Moderne, a Padova, chiudendo i rapporti con il latino, dopo l’esame universitario di Lingua e Letteratura Latina.

Da docente di Lettere di Scuola media superiore, ho costatato, anno dopo anno, un grande impoverimento lessicale da parte degli studenti e non solo.

Da internauta e da frequentatore di social, per lavoro e per curiosità, noto una grande povertà lessicale e di idee da parte di troppe persone, che sono indaffarate più a spiare nelle vite degli altri che a migliorare la propria, anche linguisticamente parlando.

Secondo me, la scuola italiana deve tornare allo studio del latino – lingua più studiata all’estero che in Italia – per colmare la grande voragine  di “ignoranza della lingua italiana”, nella quale siamo precipitati.

Già il compianto Tullio De Mauro, docente, linguista di vaglia e ministro della Pubblica Istruzione, aveva costatato che oltre  30 persone su cento, in Italia,  non riescono a comprendere correttamente un brano scritto in italiano.

Per incrementare la conoscenza della lingua italiana, dobbiamo tornare al latino, da domani mattina.

Per incoraggiare un ritorno al latino, il nostro redattore Rocco Pagliani, il professore, propone dei brani in latino, con relativa traduzione.

Questi brani, di regola, espongono argomenti  di attualità, già trattati dagli autori della classicità latina.

E’ urgente tornare allo studio del latino.