Leggere o rileggere i russi. Gogol

di Cesira

Il cappotto (1837)

Nikolaj Vasil’evi Gogol’

(Sorocincy, Ucraina, 1809 – Mosca 1852)

Parlare di Gogol’ significa solitamente parlare di realismo. Su questa linea, la critica letteraria riconobbe in lui il fondatore della cosiddetta “scuola naturale”, ma è interessante citare Nabokov per aver saputo mettere in evidenza soprattutto la libertà del linguaggio e della fantasia gogoliane nelle sue Lezioni di letteratura russa, pubblicato in Italia da Garzanti.

Leggendo tutte le sue opere, quelle teatrali comprese, si viene catturati da quel mix unico per il tempo, composto da

una descrizione realistica e particolareggiata del reale e dalla capacità di deformarlo attraverso improvvisi scatti di fantasia e di vocazione all’alterazione caricaturale che può spingersi fino al grottesco.

Il cappotto, uno dei romanzi più riusciti, ha come ambientazione gli uffici della pubblica amministrazione, dove Gogol’ decise di fare esperienza in seguito alla fredda accoglienza del pubblico rispetto al suo poema Hans

Kuchelganen, per tornare poi definitivamente a scrivere con successo.

Il protagonista del romanzo, Akakij Akakievi Bašmakin, è un impiegato goffo che diventa oggetto di scherno e di derisione da parte dei colleghi.

Con l’approssimarsi del gelido inverno pietroburghese, Akakij pensa di sostituire la sua consunta palandrana con un cappotto nuovo. Inizia così a privarsi di molto pur di racimolare la somma di danaro necessaria per l’acquisto.

Finalmente riesce a comprare il cappotto tanto desiderato, ma, tornando da una festa in cui era stato inaspettatamente invitato dal suo superiore, viene assalito e derubato.

Affranto, si rivolge alle autorità, senza però riuscire ad ottenere giustizia; ogni altro tentativo di intervenire sulla faccenda va a vuoto, come la colletta tra i colleghi.

Il povero impiegato muore di lì a pochi giorni di freddo e di disperazione.

Accade però che tutto il coraggio che in vita difettava al povero impiegatello, si trasforma, con la morte, in furiosa aggressività, così che il suo fantasma assale i passanti pietroburghesi, derubandoli dei loro cappotti.