Trio, di Dacia Maraini. La recensione

di Cesira Sinibaldi

Quest’ultimo lavoro di Dacia Maraini, un romanzo epistolare piuttosto breve, che può leggersi anche come racconto lungo, è ambientato in Sicilia, terra cara all’autrice per le antiche radici familiari materne che ha coltivato e raccontato. Il suo romanzo più bello, uno dei capolavori insieme a Buio (Premio Strega nel 1999), La lunga vita di Marianna Ucria (Campiello, 1990), è in questa terra che si svolge. Quando ha presentato Trio, l’autrice ha definito questo ultimo suo romanzo quasi una costola di Marianna: cercando per Marianna, infatti, aveva raccolto altro materiale, come questo carteggio che dà forma a una storia altra, che però non ha voluto inserire per schivare il troppo e il fuori tema.

È una storia privata non comune, o almeno non alla portata di chi, indagando l’animo umano, e soprattutto l’animo femminile, si preclude scenari non ascrivibili all’ordinario vivere e immaginare.

La città è Messina, ai tempi della peste del 1743, portata dai topi scappati da una nave carica di stoffe, proveniente dalla Grecia, come narrato dallo storico Orazio Turriano e da molti cronisti locali.

L’ambiente in cui si muovono i personaggi principali è quello borghese e colto, soprattutto colto, della città.

Agata e Annuzza, amiche dall’età delle frequentazioni del laboratorio di ricamo delle suore, accomunate dal gusto per la lettura di capolavori come le avventure del Cid e Ximena o dal fascino di La vita è sogno di Calderòn de la Barca… dal piacere fresco di una gremolata ai frutti… dalla scrittura.

Agata diventerà la sposa di Girolamo, l’irrequieto viaggiatore alla ricerca di nuovi paesaggi naturali e amorosi, a cui darà una figlia, Mariannina.

Annuzza, giovane libera da legami matrimoniali, ne diventerà l’amante.

Intorno, scenari foschi: malattia, morte, carestie, distanze, paura. Paura.

L’epidemia che colpisce la città e i maggiori centri urbani dell’isola le separerà. Casteldaccia e Castanea i paesini dell’isolamento, della fuga dalla peste.

L’amicizia tra le due donne? Le convenzioni sociali, le intime sofferenze, le quotidiane insicurezze non riescono ad offuscarla.

Sopravvive, anzi, vive e si consolida nei silenzi, nell’intricarsi delle argomentazioni pensate, poi svelate.

Svelate “in punta di penna”. Potere della scrittura!

Agata e Annetta sono autrici di un carteggio leale, sincero, coraggioso e generoso. Le loro lettere, a cadenza quasi quindicinale, portano il lettore alla conoscenza dell’animo femminile. Delle sensibilità profonde che può esprimere. Della generosità. Della complicità.

Dunque, è l’amicizia antica tra due donne evolute, che molto hanno letto e molto hanno elaborato, lo snodo della complessità della vicenda.

A far da cornice agli scenari di lutto, una Sicilia densa di suggestioni, di profumi, di colori, saporita di frutti e di pietanze. Una terra di dolore e di speranza.

Nel tempo che stiamo vivendo, afflitti da una pandemia di dimensioni planetarie, Trio, pur connotandosi come romanzo che ragiona delle dinamiche dell’animo femminile e dell’amicizia, si colloca tra i romanzi che ricollega fatti storici passati ai temi dell’attualità.

Dacia Maraini, Trio – Storia di due amiche, un uomo e la peste a Messina Rizzoli, giugno 2020