Abolire il valore legale del titolo di studio ?

Elevare il livello medio di istruzione del nostro Paese deve essere un imperativo categorico.

di Carmine Granato

 

 

Un giorno di questo caldo luglio 2020, leggo una civetta di un’edicola:

“Maturità 2020, tanti i 100. Le studentesse e gli studenti con 100 salgono dal 5,6 al 9,9 per cento. I diplomati risultano il 99,5 per cento dei candidati”.

In vari media e in qualche libro, in particolare, si legge che, in Italia, vi è un’alta percentuale di persone che non sono in grado di capire il contenuto di un brano scritto in italiano e di riferirne correttamente per iscritto o a voce.

Ogni tanto, qualche docente universitario si lamenta per la scarsa preparazione e per la scarsa conoscenza della lingua italiana, che manifestano gli studenti universitari, soprattutto quando devono scrivere la loro tesi di laurea.

Sento dire da parecchi insegnanti che molti studenti figli di immigrati conoscono la lingua italiana meglio degli studenti italiani.

Leggo che la Cina sta progettando un codice civile e – per attrezzarsi scientificamente e culturalmente  a questa impresa notevole-  ha inviato, in Italia, un gruppo di studenti a studiare la lingua italiana e la lingua latina.

Alla luce del contenuto di questi appunti, nasce il sospetto che nella scuola italiana ci sia qualcosa che non va per il verso giusto.

Forse, sarebbe utile riconsiderare la lezione di Luigi Einaudi e di Luigi Sturzo, che erano convinti che non è il timbro dello stato o la pergamena universitaria a dare valore al titolo di studio, ma è  una scuola di qualità, statale o privata.

Luigi Einaudi e Luigi Sturzo erano sostenitori dell’abolizione del valore legale del titolo di studio.