Gli scienziati italiani a Conte: stanziare 15 miliardi per la ricerca

Noi di articolonove.it ci associamo all’appello degli scienziati italiani, che chiedono a Giuseppe Conte, presidente del consiglio, di stanziare per la ricerca pubblica 15 miliardi in 5 anni, adeguandosi al comportamento dei Paesi più avanzati.

Il denaro previsto dal Next Generation Ue Plan deve servire, innanzitutto per dare slancio alla ricerca in ogni campo dello scibile umano.

Non è più tollerabile che l’Italia e le famiglie, soprattutto del sud, sostengano le enormi spese, che servono per formare uno scienziato, per poi costringere i laureati e i ricercatori a trovare lavoro in  Paesi più lungimiranti del nostro.

a cura della Redazione

Illustrissimo signor presidente Conte,

la pandemia Covid-19 ha mostrato l’importanza di avere sistemi di Sanità e Ricerca pubblici, avanzati e bene integrati nella comunità internazionale.

Non meno determinante è stato il patrimonio di ricerca e innovazione industriale del Paese in settori di rilevanza strategica.

Affrontare un virus sconosciuto richiede un alto contenuto di ricerca fondamentale in numerosi campi: microbiologia, fisiologia, caratterizzazione di nuove molecole, biotecnologie, nanotecnologie, intelligenza artificiale, calcolo di alta intensità, piattaforme per acquisire e distribuire i dati epidemiologici e biomedici, scienze sociali.

Gli esiti di una prova così impegnativa e articolata implicano anche un grande potenziale di ricaduta industriale.

Successivamente alla fase più acuta dell’emergenza, la ricerca di base rappresenterà una componente essenziale per la ripresa e per affrontare le sfide del futuro, quali i cambiamenti climatici, lo sviluppo di energie alternative, le future possibili pandemie.

Nel suo intervento al Forum Ambrosetti dello scorso 5 settembre, Lei stesso, Presidente, ha ricordato che il rilancio della ricerca è un obiettivo centrale per l’Italia.

Il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha sottolineato come l’investimento pubblico in ricerca e formazione sia una leva fondamentale per migliorare l’equità, la competitività e il benessere nella nostra società.

Tuttavia, la ricerca pubblica in Italia è cronicamente sottofinanziata.

Siamo fermi allo 0.5% del Pil (0,33% per la ricerca di base, 0,17% per la ricerca applicata), cifre che non reggono il confronto con lo 0,75% e 1% rispettivamente di Francia e Germania. Abbiamo 5,6 ricercatori ogni mille abitanti, contro 10,9 e 9,7 in Francia e Germania.

Gran parte dei nostri giovani ricercatori, oggi, va a costruirsi una carriera all’estero non per libera scelta, ma perché in Italia non trova spazi e fondi adeguati.

Mantenere le cifre attuali, quando tutti gli altri Paesi hanno già potenziato la ricerca di base come leva della ripresa o si apprestano a farlo, significherebbe marginalizzare definitivamente il nostro Paese, accelerando in modo catastrofico la fuga dei giovani più qualificati e il declino di interi settori ad alta intensità tecnologica.

Il Recovery Fund messo a disposizione dalla Unione Europea fornisce un’occasione unica, sostanzialmente irripetibile per invertire questa tendenza e scongiurare simili scenari.

Come ricercatori e organizzatori di ricerca, chiediamo a Lei, al governo, e ai parlamentari, nell’esercizio delle rispettive prerogative e responsabilità istituzionali, di incrementare lo stanziamento per la ricerca pubblica di un miliardo di euro/anno per cinque anni a valere sul Recovery Fund, corrispondente a un investimento globale di circa 15 miliardi nel quinquennio.

Questo sforzo adeguerebbe la ricerca pubblica in Italia a quella dei nostri vicini e consentirebbe al Paese di partecipare in modo competitivo alla ripresa economica e sociale dell’Europa.

L’adeguamento agli standard dei Paesi avanzati, a valere sul Recovery Fund, è un passaggio cruciale per la ripresa del Paese

L’aumento degli investimenti dovrebbe realizzarsi lungo tre linee critiche: finanziamento di bandi competitivi per progetti di ricerca, assegnati dal Mur in tutte le discipline, svolti con procedure aperte, trasparenti, basate sulle migliori linee guida internazionali e aperti al trasferimento tecnologico; la mappatura, il potenziamento e l’apertura sistematica ai ricercatori di tutto il Paese delle grandi infrastrutture di ricerca; ultimo, ma non per importanza, l’incremento e la valorizzazione del capitale umano secondo un piano strategico di concorsi con una programmazione certa, distribuiti nel quinquennio, basati sul merito e affidati a Università ed enti di Ricerca.

Riteniamo che l’adeguamento della ricerca italiana agli standard dei Paesi avanzati, a valere sul Recovery Fund, sia un passaggio cruciale per la ripartenza del Paese, un investimento strutturale per il presente e il futuro del Next Generation Ue Plan, cui è diretto il Fondo stesso.

Le trasmettiamo, Presidente, i sensi della nostra più alta considerazione.

Ugo Amaldi (fisico, presidente emerito Fondazione Tera), Angela Bracco (fisica, Università di Milano, presidente della Sif), Cinzia Caporale (Etica e integrità nella ricerca, Cnr), Luisa Cifarelli (fisica, Università di Bologna), Daniela Corda (biologa, Cnr), Paolo De Bernardis (astrofisico, Sapienza Università di Roma), Massimo Inguscio (fisico, presidente del Cnr), Massimo Livi-Bacci (demografo,

Accademia dei Lincei), Luciano Maiani (fisico, Sapienza Università di Roma), Alberto Mantovani (immunologo, Humanitas University, Milano), Giorgio Parisi (fisico, presidente Accademia dei Lincei), Alberto Quadrio Curzio (economista, presidente emerito Accademia dei Lincei), Angela Santoni (immunologa, Sapienza Università di Roma), Lucia Votano (fisica, Laboratori di Frascati dell’Infn).