Arte del non governo e verità

In Italia, la Costituzione repubblicana è in attesa di essere attuata compiutamente.

Nell’Unione europea di tutto si parla fuorché di  Stati Unidi d’Europa.

Italia ed Europa  praticano “l’arte del non governo”. I cittadini italiani desiderano conoscere la verità, per non essere trattati da sudditi.

 

 

di Carmine Granato

 

 

 

L’Arte del non governo e la verità

Già durante l’adolescenza, abbiamo appreso che tutti i filosofi hanno scritto intorno alla politica, o all’arte del buon governo, ciascuno secondo le sue idee e secondo la sua visione del mondo, naturalmente.

“La Repubblica”, scritta da Platone (IV secolo a.C.), che sognava un governo dei “migliori”  si studia nei licei e nelle università di tutto il mondo, se ne scrive e se ne parla ancora, in ogni parte del nostro pianeta.

Come di Platone, così di tanti altri filosofi ed economisti, si continua a discutere e a tentare di farne attuare le teorie, senza giungere a formule politiche universalmente accettate, almeno nel mondo occidentale.

Evidentemente, non abbiamo ancora trovato la formula magica per governare efficacemente gli stati e le genti.

Nel XX secolo, ci hanno provato i regimi fascisti e  comunisti,  con esiti disastrosi.

Oggi, ci provano liberali, liberisti, qualunquisti  e sovranisti, con esiti incerti e altalenanti.

In Italia, finita la seconda guerra mondiale, è iniziata l’era della Repubblica, che dovrebbe agire e legiferare secondo i dettami contenuti nella Costituzione italiana, approvata il 27 dicembre 1947 ed entrata in vigore il primo gennaio del 1948.

La nostra Costituzione fu scritta da un’Assemblea Costituente, nella quale  sedevano  anche 21 donne, ma di questo dettaglio importante si parla poco.

A differenza dello Statuto Albertino, che era stato concesso dalla monarchia sabauda, la Costituzione fu scritta dall’Assemblea Costituente,   eletta dal corpo elettorale, nel quale erano presenti per la prima volta le donne, diventate cittadine a pieno titolo.

Il 2 giugno del 1946, il popolo italiano elesse 556 membri dell’Assemblea Costituente, nella quale erano presenti 207 eletti nelle file democristiane (35% dei voti), 115 socialisti (21% dei voti) e 104 comunisti (19% dei voti), mentre altre formazioni ebbero voti, in percentuali inferiori al 7%.

Nella Costituzione sono presenti molte disposizioni “programma”, frutto di compromessi, che, per essere attuate,  hanno bisogno dell’intervento del legislatore.

Da più parti, già nel 1948 si sollecitava  l’esigenza di darvi concreta realizzazione.

I primi anni di vita della Repubblica,  i più delicati e, forse, decisivi, sono stati deludenti  sotto il profilo della concreta sua attuazione, e non è casuale che si sia parlato di congelamento della Costituzione, dovuto in primo luogo all’ ostruzionismo  della stessa maggioranza uscita vincitrice alle elezioni del 18 aprile 1948.

In quella occasione, la Democrazia Cristiana fu il partito più votato, avendo ottenuto il 48% dei voti validi e, alla Camera dei Deputati, la maggioranza assoluta dei seggi.

Basti ricordare che la Corte Costituzionale  iniziò a funzionare solamente nel 1956.

Nel 1958, con la legge 195, fu istituito il Consiglio superiore della magistratura.

La originaria formulazione della legge 195 era congegnata in gran parte per mantenere l’assetto esistente dell’organizzazione giudiziaria, ivi compreso il penetrante potere  del Ministro della giustizia, non esattamente in coerenza con i principi costituzionali e, in particolare, con l’articolo 101: “La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

Con l’avvento al potere del cosiddetto “centro-sinistra”, negli anni Sessanta, anche Parlamento e Governo iniziavano ad adeguare più compiutamente la loro azione ai valori ispiratori dell’Assemblea costituente, con immediate conseguenze su piano della produzione di leggi ordinarie.

Tra gli altri provvedimenti legislativi, ricordiamo l’istituzione della Scuola media unica (in attuazione dell’articolo 3, secondo comma, della Costituzione), che contribuì non poco a migliorare il livello di istruzione, in Italia; l’istituzione dell’Enel, ente nazionale elettricità;  l’istituzione delle Regioni; l’approvazione delle norme sui referendum e sulla iniziativa legislativa popolare; la sperimentazione di una politica di programmazione  economica; l’approvazione dello Statuto dei lavoratori; la riforma del diritto di famiglia; l’approvazione della possibilità di sciogliere il matrimonio civile e altro ancora.

Quella stagione delle riforme non poteva dirsi terminata quando, in Italia, iniziò il dibattito sulle modifiche da apportare alla seconda parte della Costituzione, che rallentò  la spinta riformista.

La caduta del muro di Berlino, 9 novembre 1989,  provocò un terremoto politico, anche in Italia, contribuendo non poco alla frammentazione della rappresentanza politica.

I governi, che proposero  una  organica  riforma della seconda parte della Costituzione, non raggiunsero lo scopo  in seguito alla bocciatura, tramite referendum popolare, di due riforme proposte, a distanza di anni, da due governi di diverso orientamento politico.

L’azione dei governi, che si sono succeduti, in Italia, dal 1948 a oggi, e che sono stati tutti di coalizione, hanno attuato anche  delle riforme, ma soprattutto hanno esercitato l’arte del non governo.

Tra le armi dell’arte del non governo, sono da ricordare il rinvio, durato circa 70 anni, e il “salvo intese”, inventato dal primo governo presieduto da Giuseppe Conte e tuttora “vigente”.

Tra un rinvio e un “salvo intese”, siamo arrivati al 2020, non avendo, tra l’altro:  un catasto aggiornato e sistemato a dovere;  un fisco equo; una Scuola, che avrebbe bisogno di due profonde revisioni, una  edilizia e l’altra didattica; un sistema sanitario nazionale da rendere eccellente, messo a dura prova dal CoV19; un “sistema giustizia”, che deve essere riformato dalle fondamenta; un sistema di ricerca, che ha bisogno di ordine e di ossigeno. Per ultima, ma non certo per importanza, è da citare la madre di tutte : la riforma della Pubblica Amministrazione.

Da oggi in poi, l’arte del non governo  e del “salvo intese” non deve essere ancora la zavorra, che ci fa aumentare quotidianamente il debito pubblico. L’enorme debito pubblico italiano  tiene l’Italia divisa in due, con un  Nord che corre e un Sud, che arranca, e  tiene il nostro Paese saldamente ancorato agli ultimi posti delle graduatorie, che contano, in Europa e non solo.

L’arte italiana del non governo ha fatto scuola anche in Europa.

Tuttora, l’Europa è  un club di governi, che dicono di volere una vera Europa Unita, dotata di una vera Costituzione,di una vera Banca Centrale Europea, di un Parlamento che decida e di una Commissione che governi, ma di passi concreti ne sono stati fatti pochissimi.

Anche l’Europa, quindi, soffre di “arte del non governo” e pare che non voglia approfittare della pandemia per fare un passo in avanti.

La prova è che per decidere gli aiuti alle varie nazioni, si è riunito il Consiglio europeo ed ha deciso, ma le decisioni assunte devono passare al vaglio dei 27 parlamenti degli stati membri.

Nei 27 stati membri possono cambiare governi, parlamenti, politiche e tutto rischia di slittare alle calende greche.

Inoltre, non è stato ancora chiaramente  detto se il prestito dei fondi previsti dal Mes (fondo salva stati) sia gravato o meno da “condizionalità”.

A questo proposito gli schieramenti politici italiani e i loro esperti non sono affatto d’accordo e la Commissione europea non si pronuncia chiaramente.

A questo punto, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, usando la chiarezza del linguaggio della nostra Costituzione, ci dica la verità, trattandoci da cittadini  italo-europei e non da sudditi.