Costruire l’Europa, partendo da una vera Costituzione

(nella foto, la Presidente dell’Unione europea, Ursula von der Leyen, mostra la sua maglia azzurra)

 

L’11 luglio 2021, che ha segnato una svolta nella storia del calcio italiano, è tanto vicino quanto lontano. E’ vicino perché l’Italia ha vinto la Coppa europea di calcio, battendo a Webley quell’Inghilterra, che ha appeno lasciato l’Europa, e gli echi dei festeggiamenti li sentiamo ancora nei padiglioni auricolari.

E’ lontano perché l’euforia, che  ci ha fatto dimenticare per poco tempo i nostri problemi, italiani ed europei, è già svanita lasciando il podio alle necessità, che incombono prepotenti.

 

di Carmine Granato

 

Con un gesto molto significativo, la Presidente dell’Unione europea, Ursula von der Leyen, mostra la sua maglia azzurra, che reca il numero 27, che indica il numero degli stati membri dell’Unione europea.

Dopo la disfatta dell’Italia calcistica, che non si era neppure classificata ai mondiali del 2018, Roberto Mancini, con l’indispensabile aiuto dei suoi collaboratori, ha saputo costruire e motivare un vero gruppo, che ha vinto – meritatamente – la finale della Coppa europea di calcio del 2020, disputatasi a Wembley l’11 luglio appena trascorso.

La squadra italiana ha dimostrato di possedere ciò che manca alla “squadra politica” dell’Europa: l’unità di intenti e di vedute, che è l’origine di ogni vittoria e di ogni affermazione di un gruppo, di una collettività o di una Federazione di Stati sovrani, che si uniscono insieme, delegando una parte del potere ad un’entità che tiene tutti insieme e che agisce anche avendo dei poteri sovranazionali.

Detto in termini accessibili anche a noi mortali comuni, quella foto della Presidente Ursula von der Leyen la leggo come un pressante invito all’Europa tutta, affinché trovi la forza di unificarsi come ha fatto la squadra di calcio dell’Italia.

Nel corso di tutto il torneo europeo, gli atleti italiani hanno dimostrato attaccamento ai colori nazionali e alle regole di gioco e di stile, che vanno comunque rispettati.

Nell’Europa politica, purtroppo, mancano delle vere e accettate regole di comportamento e ne sentiamo terribilmente la mancanza, quando ci accorgiamo che non sappiamo chi fa cosa a Bruxelles.

In Europa, abbiamo tanti “presidenti”, ma manca “il presidente”: un eletto che parli a nome di tutti, in base ad una Costituzione scritta, amata e rispettata da tutti.

In Europa, abbiamo tanti eserciti, ma non abbiamo un esercito, che possa difendere i confini dell’Europa politica.

In Europa, abbiamo tanti ministri degli Affari esteri, ma non abbiamo una vera politica europea.

In Europa, abbiamo tanti ministeri della cultura, ma non abbiamo un indirizzo culturale, che unifichi gli sforzi per creare l’Europa come Paese più colto del mondo.

(nella foto, Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana)

In Europa, abbiamo tanti ministri della Ricerca e delle Scienze, ma non siamo capaci di produrre vaccini efficaci per combattere  la pandemia da Covid-19 e quelle in arrivo.

In Europa, non abbiamo una vera Banca Centrale Europea e se ne sente la mancanza.

In Europa, abbiamo  gli strumenti per potere diventare una vera potenza economica, culturale, scientifica, tecnologica e militare e perdiamo tempo in inutili “guerre” tra Paesi e tra fazioni “nel cortile di casa”.

In Europa, invece di unirci, preferiamo stare al traino delle grandi potenze planetarie, che, piano piano, tentano di ridurci al rango di loro valvassori.

(nella foto, David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo)

L’ingente sforzo di investimenti del Next Generation Eu diventi permanente, in una Europa Federale, che veda il Parlamento europeo come centro del potere politico e di  spinta per il raggiungimento della pace, del benessere, del dirirtto allo studio, al lavoro e alla salute per tutti i cittadini europei.