Messaggio, in bottiglia, di un presidente della Repubblica italiana.

Non è interessante sapere chi abbia scritto il messaggio, che di seguito è riportato.

Il messaggio potrebbe averlo scritto Giovanni Gronchi o anche Sergio Mattarella; ciò significa semplicemente che i problemi, che affliggono l’Italia, non sono nati oggi, ma sono annosi e  incancreniti.

Il Governo in carica e il Parlamento, tutto il sistema Italia, dai grandi industriali ai cittadini  “comuni” e tutti i possibili mezzi di comunicazione hanno il dovere etico e politico di progettare e realizzare una Italia al passo con i tempi.

Ne va della “salute” di tutti noi.

 

 

di Carmine Granato

 

 

Stamattina, passeggiando sul bagnasciuga di una nota località del Veneto, ho intravisto un foglio di carta, in una bottiglia “spiaggiata”,  ben sigillata con tappo di sughero, probabilmente sardo, e con ceralacca rossa.

Stappato il contenitore di vetro, di uno strano colore tra il rosa pallido e l’arancione,  vi ho trovato  uno scritto a mano, di grafia elegante e ordinata.

Lette le prime parole, ho capito che si tratta della bozza , con molte correzioni, di un messaggio alla nazione e alle Camere, scritto da un Presidente della Repubblica italiana, ma non saprei essere sicuro nell’attribuzione a questo o a quel presidente.

Cossiga ?

Non mi pare un messaggio da “picconatore”.

Napolitano ?

Manca la “sentita e vibrante partecipazione”.

Mattarella ?

Me lo augurerei, ma non ci giurerei: si tratterebbe di una inversione a U, rispetto alla sua “gestione del potere” di Capo dello Stato in carica, fino al 2 febbraio 2022, semestre bianco compreso.

Leone ?

Lo escluderei senza esitazione alcuna.

Saragat ?

Non credo.

Pertini ?

Sarebbe stato molto meno diplomatico e sanguigno.

Abbandonata ogni velleità di attribuzione certa, mi inoltro nella lettura:

“(da rivedere e da sistemare ) Messaggio all’Italia e ai presidenti delle Camere.

Signor presidente del Senato, signor presidente della Camera dei Deputati, vi  ringrazio del prezioso lavoro, che svolgete quotidianamente.  Vi ricordo che siete voi i rappresentanti del popolo e quindi vi invito ad essere più incalzanti verso il governo in carica, senza rimanere prigionieri delle logiche correntizie  dei partiti  dai quali provenite e dai quali siete stati eletti alle cariche, che oggi occupate.

Convocate le Camere con assiduità per discutere dei grandi problemi, che affliggono l’Italia e non limitatevi solamente ad approvare i decreti proposti dall’esecutivo.

Vi suggerisco di dedicare una sessione di discussione, di almeno  una settimana,  alle grandi disuguaglianze crescenti  nel nostro Paese.

Attiro la vostra attenzione sul fatto che  le grandi e sanguinose rivoluzioni  sono sempre  scoppiate  quando nella società  si sono create palesi e stridenti  disuguaglianze economiche, politiche e sociali, che sono fonti di profondo e incontrollabile malcontento popolare, come ci insegna la storia.

Per evitare il malcontento popolare, il Parlamento deve stimolare il governo affinché organizzi velocemente molti lavori pubblici, abbassi il tasso di disoccupazione e favorisca l’accesso allo studio a tutti, come prevede la Costituzione italiana.

Per evitare il malcontento popolare, il Parlamento proponga la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.

Per evitare il malcontento generale e per favorire anche gli investimenti stranieri il Parlamento stimoli fortemente il governo a riorganizzare tutto il sistema giudiziario italiano, in modo che la giustizia sia equa, moderna, veloce ed efficace.

A proposito di giustizia, è importante pensare a riorganizzare il sistema carcerario  in maniera moderna e rispettosa dell’Articolo 27 della Costituzione.

Il Parlamento curi molto il controllo della politica estera italiana, che è fondamentale per il nostro Paese.

Parlamentari e cittadini, stimolate il governo ad approvare con celerità ” i decreti attuativi” relativi alle leggi, che il Parlamento approva, altrimenti diventa inutile  legiferare.  Le attese del popolo italiano non possono essere deluse a causa della vostra inerzia.

Parlamentari e cittadini, costringete il governo a occuparsi della  Scuola, dalla materna all’università, della ricerca di base, di beni culturali e di turismo e di cultura, in generale.

Non è possibile che l’Italia, già faro di cultura per il mondo intero, debba ancora  avere una scuola non all’altezza dei tempi che viviamo. La percentuale di dispersione scolastica è ancora troppo alta, soprattutto nel meridione del nostro Paese.

L’edilizia scolastica  deve diventare una priorità perché una scuola sicura, bella e funzionante alla perfezione è la condizione di base per evitare la decadenza dell’Italia.

Solo una scuola bene organizzata  può  formare giovani cittadini in grado di garantire all’Italia un avvenire sicuro.

Non vi assumete la responsabilità di lasciare l’Italia alla deriva sul versante della scuola e della tutela dei beni culturali e paesaggistici e sulla promozione della cultura e della scienza.

L’articolo 9 della Costituzione deve avere piena attuazione per il bene di tutta l’Italia e per il prestigio del nostro Paese.

Nessun italiano si deve sottrarre al dovere di partecipare e a contribuire al progresso dell’Italia, in proporzione alle proprie forze economiche e culturali.

Infine, prego il popolo e il Parlamento italiano a non esercitare la loro fantasia sul nome di un mio eventuale successore, perché sto accarezzando l’idea di un mio secondo mandato, impugnando un adeguato mattarello. Viva l’Italia. Viva la Repubblica italiana”.