Altiero Spinelli e il Club del Coccodrillo

Il processo di integrazione europea, avviato con la dichiarazione di Robert Schuman (scritta da Jean Monnet) del 9 maggio 1950, è passato attraverso periodiche crisi. Fino al 1980, le crisi si sono concluse con soluzioni che hanno permesso un salto in avanti nella logica e con la continuità immaginata dal metodo comunitario.

All’inizio del 1980, la Comunità era in crisi per molte ragioni e in particolare per: a) una crisi istituzionale fra Parlamento europeo e Consiglio sulla dimensione e sulla qualità del bilancio europeo; b) una crisi economica che colpiva la competitività e la crescita dei paesi membri della Comunità europea in un mondo globalizzato; c) una crisi politica, che colpiva le relazioni fra l’Est e l’Ovest.

Il sistema europeo, nato con i trattati di Roma del 1957, appariva inadeguato per uscire da queste crisi contemporaneamente, ma nessun governo nazionale né la Commissione guidata dall’inconsistente lussemburghese Gaston Thorn avevano mostrato di essere consapevoli di tale inadeguatezza ed avevano anzi risposto con disprezzo alla richiesta del Parlamento Europeo di dare capacità fiscale allo SME (l’antesignano dell’UEM) confermando un bilancio europeo asfittico e riconoscendo la legittimità del ricatto britannico di Margaret Thatcher “Voglio indietro i miei soldi”.

Il Parlamento europeo era stato scelto direttamente dai cittadini per la prima volta nel giugno 1979, ben ventuno anni dopo l’entrata in vigore dei trattati di Roma che avevano previsto l’elezione a suffragio universale, introducendo un embrione di democrazia rappresentativa. La grandissima maggioranza dei deputati eletti non pensava alla possibilità che l’assemblea dovesse assumere nel corso della legislatura un ruolo costituente e cioè di andare al di là dei trattati per proporne la revisione. Essi ritenevano invece che molte fossero ancora le potenzialità dei trattati che avrebbero potuto essere sfruttate dalle istituzioni europee.

Lo scontro a dicembre 1979 fra il Parlamento e il Consiglio sul bilancio dell’anno successivo rispetto al suo ammontare e alla qualità delle sue spese, concluso nel maggio 1980 con la vittoria del Consiglio (complice la Commissione Thorn), rese invece evidente l’inconsistenza del ruolo di un’assemblea rinchiusa in funzioni quasi esclusivamente consultive.

Il passaggio dall’evidenza a un atto di volontà politico-parlamentare non era tuttavia scontato come fu dimostrato nel giugno 1980 dal dibattito in aula sull’accordo del Consiglio in materia di bilancio e dal mandato del 30 maggio 1980 del Consiglio europeo alla Commissione “senza porre in questione né la responsabilità finanziaria delle politiche europee né i principi fondamentali della PAC…per evitare che situazioni inaccettabili si manifestino” per uno qualunque dei paesi membri (Regno Unito).

Questo passaggio non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato, fra i deputati europei, Altiero Spinelli eletto come indipendente nelle liste del PCI con un suo programma coerente con le scelte costituzionali e costituenti che egli aveva inutilmente tentato di far adottare dalla Commissione europea nel quadro del dibattito suscitato cinque anni prima dal Rapporto Tindemans.

Così aveva descritto Spinelli il 21 giugno la situazione europea: “l’esistenza dei problemi comuni è ammessa; la necessità di apportarvi delle risposte comuni è riconosciuta; la capacità di formulare queste risposte in una entità politica europea e un’entità amministrativa europea esiste, ma la procedura rende difficile se non impossibile l’elaborazione della concezione europea e la formazione del consenso europeo mentre tale procedura esalta le preparazioni nazionali e favorisce la formazione di consensi interni sui problemi”.

Fondandosi su un pensiero che potremmo definire cartesiano, Spinelli indicò nel suo discorso il contenuto essenziale del progetto, del metodo e dell’agenda. Il discorso non suscitò grande interesse poiché la maggioranza di popolari, socialisti e liberali erano preoccupati dal rischio di mettere in discussione il difficile accordo raggiunto fra i governi dove – con maggioranze variabili – erano qua e là presenti tutte e tre le famiglie politiche.

Ciò obbligò Spinelli a trasformare il suo discorso in una lettera che fu inviata il 25 giugno a tutti i deputati europei a cui risposero inizialmente otto parlamentari di varie culture politiche. Il 9 luglio 1980 nasceva così a Strasburgo il Club del Coccodrillo (dal nome del ristorante dove il gruppo si trovava) su iniziativa di Altiero Spinelli. Grazie al Club, che fu il primo intergruppo nel Parlamento europeo, l’assemblea decise il 9 luglio 1981 di creare una commissione ad hoc con l’incarico di elaborare un progetto di riforma dei trattati comunitari e delle iniziative para comunitarie. Il 14 febbraio 1984 l’assemblea adottò a larga maggioranza il progetto di Trattato che istituisce l’Unione europea (“progetto Spinelli”) con l’obiettivo di chiederne la ratifica direttamente ai parlamenti nazionali senza passare da un negoziato diplomatico e dalla firma unanime dei governi nazionali.

Quel progetto fu il frutto di un compromesso democratico a cui contribuirono parlamentari popolari, socialisti, liberali, gollisti, conservatori inglesi, comunisti e radicali italiani. Più di quaranta anni dopo la nascita del Club del Coccodrillo il Movimento europeo ritiene che il Parlamento europeo debba riprendere la via indicato da quel metodo e il contenuto del progetto del 1984 cogliendo l’occasione della Conferenza sul futuro dell’Europa e rivolgendosi agli innovatori nei parlamenti nazionali e alle organizzazioni della società civile per chiedere loro di offrire un contributo di idee ed il sostegno ad una procedura democratica e costituente.