Covid-19: cosa pensano gli italiani sull’operato dell’Unione europea

Gli italiani sono i più disillusi verso l’Ue

Le opinioni su come i governi hanno gestito la lotta contro la pandemia di Covid-19 variano enormemente in Europa, come mostrato da un sondaggio pubblicato giovedì (17 settembre). Gli italiani sono stati colpiti più duramente e si sono detti particolarmente disillusi nei confronti dell’Ue.

Il sondaggio è stato condotto per conto del gruppo di attivisti More in Common a fine giugno e luglio, ma i dati sono stati resi pubblici giovedì dopo essere stati visti da alti funzionari a Berlino, Parigi, Bruxelles e Londra.

Il sondaggio, che riguarda gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’Italia, i Paesi Bassi e la Polonia, accenna a ciò che ha contribuito a realizzare l’importante e inaspettata decisione degli Stati membri dell’Ue divisi di finanziare congiuntamente un massiccio piano di ripresa per l’Europa.

I risultati mostrano chiaramente la disillusione nei confronti dell’Ue da parte degli italiani, che hanno avvertito una forte mancanza di solidarietà da parte dei loro partner dell’Unione europea allo scoppio della crisi, soprattutto da parte dei Paesi Bassi, che hanno accettato il piano con riluttanza solo dopo un feroce dibattito al vertice.

Il dato italiano, messo in rapporto con la forza politica dei movimenti di destra e anti-establishment, ha suscitato preoccupazione negli altri paesi europei, che temevano un picco di euroscetticismo in uno dei membri fondatori del blocco.

Nel sondaggio, solo il 33% degli intervistati in Italia ha dichiarato che l’adesione all’Ue è stata una cosa positiva, mentre il 44% degli intervistati ha dichiarato che la fiducia in Bruxelles è peggiorata con la crisi.

Italiani preoccupati per le condizioni economiche

Secondo il sondaggio di More in Common, l’Italia è stato il paese dove si sono avvertite di più le conseguenze della pandemia nella situazione finanziaria delle famiglie. Il 48% degli intervistati ha dichiarato di aver percepito un peggioramento delle proprie condizioni economiche.

Anche nell’ambito lavorativo gli italiani sono stati quelli più pessimisti: il 42% si è detto preoccupato per la possibile perdita dell’impiego e il 55% ha espresso timori per future difficoltà economiche.

Più positiva invece la risposta riguardo alle misure di sicurezza: più di due terzi degli intervistati hanno percepito una generale adesione alle regole imposte. In altri Paesi, come Francia e Polonia, la maggior parte dei cittadini ha notato una sistematica disobbedienza.

Uno degli aspetti presi in considerazione dal sondaggio è stata la fiducia negli altri in seguito alla pandemia. Buona parte degli intervistati di tutti e sette i Paesi coinvolti ritiene che sia peggiorata.

Orgoglio nazionale e competenza

Il sondaggio ha anche rivelato che la risposta emotiva alla crisi è stata diversa tra gli intervistati dei diversi paesi europei, così come nella Gran Bretagna extra-Ue.

La maggioranza degli intervistati in Gran Bretagna (62%), nei Paesi Bassi e in Germania (entrambi 57%) ha dichiarato che “la pandemia ha dimostrato che la maggior parte delle persone nel nostro paese si preoccupano l’una dell’altra”. In Italia la percentuale è del 53%, mentre in Francia è solo del 40%.

La Francia ha anche riferito opinioni negative sul fatto che la risposta nazionale al Covid-19 abbia fatto sentire più orgogliosi del proprio paese. Solo il 39% in Francia e in Gran Bretagna ha dichiarato di sentirsi orgoglioso.

Al contrario, l’orgoglio nazionale è alto in Germania e nei Paesi Bassi, dove circa due terzi degli intervistati hanno dichiarato di essere soddisfatti della gestione della pandemia da parte del loro paese. In Italia, infine, il 54% degli intervistati ha apprezzato gli sforzi del proprio paese.

Riguardo alla competenza del governo nell’affrontare la crisi, il 72% degli intervistati in Germania ha dato riscontro positivo, mentre in Francia e nel Regno Unito lo ha fatto solo il 40%. Bilanciate le risposte degli italiani: il 53% ha ritenuto competente la risposta dell’esecutivo.

Per quanto riguarda il futuro, il governo francese non è riuscito a convincere e solo il 35% degli intervistati si è detto “sicuro della capacità del governo di affrontare le sfide che ci attendono”. In Italia questa percentuale è del 47%. Nei Paesi Bassi il 67% ha avuto fiducia nel proprio governo, mentre in Germania la percentuale è stata del 60%.

Per quanto riguarda l’approvazione nei confronti del capo del governo in merito al lavoro svolto, i Paesi Bassi sono in cima con il 77% di pareri positivi, seguiti dalla Germania con 65% e dall’Italia con 64%. Molto basso il dato negli Stati Uniti (41%), in Francia (40%) e in Polonia (39%).

Sono la maggioranza in quasi tutti i Paesi gli intervistati convinti che il governo abbia nascosto dati o informazioni al pubblico riguardo al Covid-19: in testa c’è la Polonia con il 63%, ma anche in Italia sono poco più della metà.

Molto diffusa infine la sfiducia dei media, che nella maggioranza dei casi sono stati accusati di seguire i propri interessi nella diffusione delle notizie, anziché operare nell’interesse del pubblico. Spicca in questo campo il 75% di intervistati nel Regno Unito che è convinto di questa affermazione, ma anche in Italia il dato è alto (65%).

Preoccupazione sul futuro

Più di due terzi degli intervistati si è dichiarato preoccupato per il futuro, in particolar modo della stabilità politica e dell’insorgenza di un periodo di depressione economica. Quest’ultima eventualità spaventa il 90% degli italiani.

Alla domanda se la crisi portata dalla pandemia possa essere l’occasione ideale per “apportare importanti cambiamenti allo stato”, circa il 60% in Francia, Gran Bretagna e Italia ha risposto che dovrebbe essere così. Minore la richiesta in Germania, dove il 51% era d’accordo, e nei Paesi Bassi, al 46%. La Polonia è stata la più reticente al cambiamento con il 40%. Tuttavia, la maggioranza degli intervistati in ogni paese dubita che questi cambiamenti si possano realmente adottare,

Quando si è trattato di scegliere le politiche da adottare, una grande maggioranza in tutti i paesi ha detto che i governi dovrebbero fare piani “per riportare le industrie manifatturiere e i posti di lavoro che sono stati spostati all’estero negli ultimi decenni”. In Italia è stata forte anche la spinta per un Green Deal nazionale che porti ingenti investimenti governativi atti a modernizzare le attività e rendere il paese più ecosostenibile.

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