Covid-19:  il riformatore involontario dell’Unione europea

Covid-19:  il riformatore involontario dell’Unione europea

Il Covid-19 può essere definito un “riformatore” involontario dell’Unione europea.

Infatti, ci ha messi di fronte ad un bivio: darci una Costituzione o perire.

Volenti o nolenti, dobbiamo dare una Costituzione all’Unione europea

È dal 1954 che il processo di unificazione politica è fermo

di Carmine Granato

I cittadini europei, chiamati alle urne, il 26 maggio 2019, non hanno eletto una maggioranza di deputati europei omogenea e forte.

Di conseguenza, neanche  la  Commissione europea   ha una forza politica  bastevole  per mettere all’ordine del giorno la costruzione  politica di una Europa, capace di competere con gli Stati Uniti, con la Cina  e con la Russia.

A fine ottobre del 2019, Mario Draghi, per compiuto mandato, con onore,  ha lasciato  il posto  di Governatore della Bce a Christine Lagarde.

Quindi il 2020 è iniziato con un notevole rinnovamento di facce, ma di profondi cambiamenti, che richiedono i 513 milioni di cittadini dell’Unione europea, per crescere e per marciare sicuri, non se ne sono visti ancora.

Mentre i vertici dei poteri europei si assestano, in Cina, comincia a circolare il cigno nero del Covid-19, che presto metterà sotto scacco la sanità e l’economia asiatica, il Vecchio Continente,  e gli Stati Uniti d’America, molti paesi dell’Africa e anche la Russia.

Verso la metà del mese di marzo, Chiristine Lagarde, in conferenza stampa, dichiara che  “la Bce non è tenuta a badare agli spread delle  nazioni europee”.

Dai maligni, quella  dichiarazione è stata letta  come “nuova linea politica” della Bce e quindi dell’Europa.

Dai europeisti convinti, quella dichiarazione è stata classificata come “gaffe”.

La pandemia, che ha invaso l’Europa, sconvolgendo sanità, economia e abitudini quotidiane, ha indotto Christine Lagarde a innestare la retromarcia, affiancata da Ursula von der Layen, presidente della Commissione europea.

Christine Lagarde, riprendendo a seguire la condotta di Mario Draghi ha stanziato 750 miliardi di euro per fare fronte alla nuova situazione, che si è venuta a creare.

Ursula von der Layen, sospendendo il patto di stabilità europeo, ha concesso libertà di spesa agli stati colpiti dalla pandemia e all’Italia  ha condonato  11 miliardi, che avrebbe dovuto restituire all’Europa.

Anche i sovranisti più incalliti, in questa pandemia, invocano l’Europa, dopo avere tentato di disintegrarla.

Stando così le cose, pare che l’Europa abbia risolto i suoi problemi.

Invece, a causa del Covid-19, il riformista involontario, L’Europa è di fronte a un bivio: cambiare o perire.

È il Consiglio europeo che ha il compito di definire le priorità e gli orientamenti politici generali dell’Unione europea e di affrontare i problemi del processo di integrazione.

Pertanto, il Consiglio europeo ha il dovere giuridico e morale di procedere speditamente verso una vera integrazione europea, pena la disintegrazione di un sogno realizzabile.

Non può esistere Unione europea senza una Costituzione.

Il progetto di una Costituzione europea è fallito nel 2005 a causa della vittoria del “No” nei referendum che si sono tenuti in Francia e nei Paesi Bassi.

Il progetto fu ratificato da 18 stati su 25 tra cui l’Italia.

Probabilmente i tempi non erano maturi.

Ricordiamo che, già nel 1954, la Francia aveva fatto naufragare la proposta di costituire un vero e proprio esercito europeo.

Con questa mossa politica dei nostri cugini d’oltralpe, nel 1954, l’unificazione europea subì un arresto, di cui paghiamo ancora le conseguenze.

Oggi, volenti o nolentiil Covid-19 ci obbliga a darci una Costituzione, altrimenti ci ostruisce le vie respiratorie comuni e ogni stato va per conto suo, con conseguenze imprevedibili, ma già immaginabili.