Immigrazione in Europa: Ursula von der Leyen vuole abrogare il regolamento di Dublino

Migranti: i nodi da sciogliere sono ancora tanti

La prossima settimana l’esecutivo Ue presenterà il nuovo patto sull’immigrazione che prevede una serie di misure per superare questo sistema. Tuttavia c’è il rischio che la proposta si scontri con l’opposizione degli Stati membri.

La Commissione europea avrebbe dovuto presentare il 30 settembre il nuovo patto sull’immigrazione, una misura a lungo rimandata, ma dopo l’incendio della scorsa settimana che ha distrutto Moria, il più grande campo profughi dell’isola greca di Lesbo, l’annuncio è stato anticipato al 23 settembre.

Rivolgendosi al Parlamento europeo nel suo primo discorso annuale sullo stato dell’Unione, Ursula Von Der Leyen ha confermato che l’esecutivo dell’Ue vuole abolire il cosiddetto “regolamento di Dublino” che affida la responsabilità delle domande di asilo al paese “di primo ingresso” e che è per questo la causa del fatto che gli Stati che si trovano alle frontiere esterne dell’Ue, come Italia e Grecia, siano stati sovraccaricati negli ultimi anni. “Aboliremo il regolamento di Dublino e lo sostituiremo con un nuovo sistema di governance dell’immigrazione dell’Ue”, che avrà “strutture comuni per l’asilo e il rimpatrio” e conterrà “un nuovo forte meccanismo di solidarietà”, ha detto la Presidente della Commissione.
“Dobbiamo fare una chiara distinzione tra chi ha diritto di rimanere e chi non ha diritto di rimanere”, ha detto, ma “Il salvataggio in mare è obbligatorio e non facoltativo”, ha poi ribadito.

Il nuovo atteso patto sulla migrazione della Commissione europea sarà composto da cinque regolamenti e da un testo politico, hanno dichiarato alcune fonti a EURACTIV.com. Tuttavia, la spinosa questione dei ricollocamenti obbligatori, alla quale alcuni Paesi dell’Unione Europea si oppongono fortemente, non sembra ancora risolta e la politica dell’immigrazione per ora rimane ostaggio dei veti incrociati dei vari Stati membri. La commissaria europea per le migrazioni, Ylva Johansson, mercoledì (15 settembre) ha affermato che il nuovo schema darà priorità alla “solidarietà obbligatoria”, ma non ha specificato come questa solidarietà sarà attuata nella pratica. Fino ad oggi l’opinione pubblica si è trovata di fronte all’impietoso fallimento dell’approccio della “solidarietà volontaria”, ogni volta che ci sono voluti giorni per attendere l’annuncio di qualche Paese che si assumeva l’onere dell’accoglienza di alcune decine di migranti fermi sulle navi delle Ong.

Secondo le fonti di Euractiv si sarebbe formata un’alleanza di paesi in prima linea sul tema della migrazione, tra cui Malta, Italia, Grecia e Cipro, una sorta di “alleanza del Sud” che spinge nella direzione di una “solidarietà tangibile”. Attuazione di ricollocamenti obbligatori, tradotto. Sul fronte opposto i Paesi dell’Europa orientale. Tutti i tentativi di riformare il sistema di distribuzione dell’Ue sono finora falliti per l’opposizione dei governi dei Paesi di Visegrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia -.
Secondo alcuni si starebbe discutendo anche uno scenario alternativo al trasferimento obbligatorio, una sorta di compromesso legato ai rimpatri dei migranti nel loro paese d’origine:  i paesi contrari all’accoglienza dei rifugiati si dovrebbero assumere la responsabilità dei rimpatri.

Il problema, dunque, rimane lo stesso: i veti incrociati degli Stati impediscono che si definisca una vera politica migratoria europea. L’incapacità di trovare una visione comune e di attuare una politica davvero europea ha portato negli ultimi anni all’accordo con la Turchia di Erdoğan e all’accordo dell’Italia con la Libia, alla costruzione di muri per fermare i migranti, come nel caso dell’Ungheria di Orban, alla chiusura temporanea di Schengen, ai casi dei migranti rimasti per settimane a bordo della navi che li avevano soccorsi nel Mediterraneo, alla scoperta dei cadaveri di migranti sulla rotta balcanica o sulle Alpi al confine tra Italia e Francia.