Rifugiati, l’1% della popolazione mondiale ha dovuto lasciare il Paese d’origine

79,5 milioni di persone hanno dovuto lasciare le loro case a causa di persecuzioni, violenze e violazioni dei diritti umani, tra cui 4 su 10 sono bambini, secondo il rapporto annuale sulle tendenze globali dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, pubblicato giovedì 18 giugno.

1 persona su 97 sul pianeta è ora sfollata con la forza rispetto a 1 su 159 nel 2010, una proporzione crescente che supera la crescita della popolazione globale.

Nell’ultimo decennio, secondo il rapporto, almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e solo una frazione di loro ha trovato una soluzione.

“Stiamo assistendo a una realtà mutata, in cui lo sfollamento forzato oggi non solo è molto più diffuso, ma non è più un fenomeno a breve termine e temporaneo”, ha detto Filippo Grandi, l’Alto commissiario dell’Onu per i rifugiati.

La stragrande maggioranza dei rifugiati e degli sfollati sono ospitati nei Paesi in via di sviluppo, e più di un quarto di loro ha trovato asilo nei “Paesi meno sviluppati”.

Più di due terzi dei rifugiati nel mondo provengono da soli cinque Paesi, con 6,6 milioni provenienti dalla Siria, seguiti da Venezuela (3,7 milioni), Afghanistan (2,7), Sud Sudan (2,2) e Myanmar (1,1).

La Turchia ospita il maggior numero di sfollati (3,9 milioni), seguita dalla Colombia (1,8 milioni) e dalla Germania (1,5 milioni).

Anche il numero dei richiedenti asilo è in aumento, con il 14% di tutte le domande dell’ultimo decennio presentate lo scorso anno. La Germania ha ricevuto il maggior numero di nuove domande di asilo negli ultimi dieci anni, seguita da Stati Uniti e Francia.

Nonostante gli investimenti per accelerare le richieste di asilo a livello ONU e nazionale, alla fine del 2019 oltre 4 milioni di casi erano ancora irrisolti.

A questi numeri si aggiunge la scarsità di soluzioni. Nel 2019, solo la metà dei rifugiati nel mondo è stata reinsediata e, poiché i conflitti tendono a trascinarsi per periodi di tempo più lunghi, il rimpatrio volontario diventa una soluzione meno praticabile, secondo i risultati dell’analisi.

La riforma del sistema europeo di asilo dovrebbe figurare tra le priorità della prossima presidenza tedesca, che prenderà il timone dell’UE a luglio.

Nella bozza di programma presentata a marzo, la Germania si è espressa a favore di “una nuova regolamentazione delle responsabilità e della prevenzione di un sovraccarico per i singoli Stati”.

La proposta della Commissione, di prossima pubblicazione, di un nuovo patto europeo per la migrazione e l’asilo, tuttavia, è già fonte di controversie.

La settimana scorsa, sette Stati membri hanno inviato una lettera congiunta all’esecutivo europeo in cui hanno espresso dubbi sul patto.

“Abbiamo serie riserve sull’obbligo di trasferimento dei richiedenti asilo e dei migranti, in qualsiasi forma”, scrivono Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Estonia, Slovenia e Lettonia.