Toni trionfali e qualche critica: le reazioni italiane all’accordo sui Fondi Europei

Le forze di governo rivendicano una vittoria per l’Italia, che si vede confermata come principale paese beneficiario del Recovery Fund: 209 miliardi che sembrano mettere d’accordo tutti, o quasi.

Dopo una maratona durata quattro giorni il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha pubblicato una foto che vale più di mille commenti.

Uno sguardo stanco, ma soddisfatto; il pugno chiuso di chi è riuscito a strappare una vittoria difficile; un’aria trionfante mentre si lascia alle spalle la sala del Consiglio europeo, sempre più centro della politica continentale.

“Siamo soddisfatti”, queste le prime parole pubbliche di Conte, una volta trovato l’accordo.

In conferenza stampa rivendica allora il suo risultato politico.

L’Italia è infatti il Paese a cui spetterà la fetta più rilevante del nuovo Recovery Fund, 209 miliardi, anche più di quanto previsto originariamente nella proposta della Commissione.

Provando a guardare avanti, il Presidente del Consiglio rilancia sulla responsabilità che grava ora sull’Italia che dovrà essere in grado di sfruttare al meglio i fondi ottenuti, attuando le riforme promesse e investendo in transizione ecologica, innovazione digitale, educazione, infrastrutture.

Conte non si risparmia però una stilettata contro i frugali, accusati di aver cercato di imporre “logiche intergovernative e diritti di veto incrociati”. Per Conte ha vinto uno spirito europeo, ma soprattutto ha vinto l’Italia – e il suo governo.

Al Bel Paese sono infatti dedicate le sue parole conclusive. Il ringraziamento ai suoi ministri, alle forze di governo, a tutti gli italiani, tanto provati dalla pandemia, si conclude con un patriottico “sono orgoglioso di essere italiano”.

Orgogliose e in vena di celebrazioni sono anche le forze di governo.

Il Ministro Luigi Di Maio celebra festante il risultato ottenuto dall’Italia, parlando di un’Europa cambiata, che ha dimostrato “di pensare all’interesse comune di tutti gli Stati membri”. Viene dunque rivendicato il sostegno alla Commissione von der Leyen, espresso lo scorso anno dal Movimento 5 Stelle.

Il capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo, Brando Benifei, ha parlato di “un accordo storico, che apre finalmente alla creazione di debito comune europeo”. L’europarlamentare ricorda che ora toccherà al Parlamento esprimersi sulla proposta emersa dal Consiglio europeo, cercando di migliorarla, in particolare per quanto concerne il bilancio originario, “utilizzando fino in fondo tutte le sue prerogative”.

“Nei prossimi mesi – conclude Benifei – ci sarà ancora molto su cui discutere e lavorare, ma si sono poste le basi per una riforma e un rilancio dell’Unione Europea, per renderla davvero all‘altezza delle sfide del nostro tempo.

Al Presidente Conte, al Ministro Amendola e a tutto il governo vanno i ringraziamenti degli eurodeputati PD per il risultato ottenuto.”

Anche il segretario del PD, Nicola Zingaretti, si unisce alle celebrazioni, parlando di una “grande battaglia del Governo Conte” e di una “vittoria per l’Italia”.

Non mancano i richiami a riforme ed investimenti su green economy, digitale, infrastrutture, conoscenza, inclusione.

Per il leader dem c’è però da essere soddisfatti perché dopo l’accordo l’Europa ha dimostrato di essere “più vicina alle persone”, più “popolare”.

Una vittoria popolare, ma in altri termini, è anche quella rivendicata da Antonio Tajani di Forza Italia, esponente di spicco del Partito Popolare Europeo.

Secondo l’ex presidente del Parlamento europeo ha vinto infatti la linea di Forza Italia e del Ppe e anch’egli, come Zingaretti, richiama alla necessità di riforme coraggiose, puntando però soprattutto a fisco, burocrazia e giustizia.

Celebra la vittoria del governo, almeno per questa volta, anche Matteo Renzi, che ha parlato “di un ottimo risultato per l’Italia”, di “un capolavoro per l’Europa”.

Anche il leader di Italia Viva richiama alla necessità di riforme e non risparmia attacchi ai sovranisti, che escono sconfitti da questa vicenda politica, secondo la sua opinione.

Tra le forze che si definiscono sovraniste, però, le letture politiche risultano contrastanti.

Matteo Salvini infatti richiama i fantasmi dell’austerità, affermando che le condizionalità legate al Recovery Fund significheranno, per l’Italia, “lacrime e sangue”.

I fondi ricevuti, secondo il leader della Lega, rischiano infatti di essere un “Super Mes” che potrebbe obbligare l’Italia ad affrontare una nuova fase di riforme sul modello di quelle avvenute sotto il governo Monti e simboleggiate dalla “legge Fornero”.

Diversi invece i toni di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni riconosce a Conte un buon risultato politico, ricordando però che “poteva e doveva andare meglio”.

Se infatti al Presidente del Consiglio viene dato atto di essersi battuto contro “le pretese egoistiche dei Paesi nordici”, Meloni attacca in particolare su due punti.

Secondo la leader di FdI i frugali hanno mantenuto troppi privilegi “inaccettabili e anacronistici” e,  se “per l’Italia si conserva un livello accettabile di sussidi a fondo perduto”,  “in compenso rischiamo di perdere molti miliardi su altre voci del bilancio pluriennale”.

L’elemento più critico per la Meloni è però l’immodificato assetto europeo che “penalizza in modo strutturale l’Italia e la sua economia”.

Ad essere sotto accusa è in particolare il “super freno di emergenza” che obbligherà, secondo FdI, l’Italia a “passare dalle forche caudine dei Rutte di turno” per poter spendere i fondi del Recovery Fund, che saranno oltretutto disponibili solo a 2021 avanzato.

Se la politica fosse una serie, l’immagine di Conte che lascia, trionfante, la sala del Consiglio europeo, sarebbe un ottimo finale di stagione.

Riforme, condizionalità e governance europea saranno però gli incalzanti argomenti della nuova stagione di dibattito politico italiano ed europeo.

La serie che deciderà il futuro dell’Italia e dell’Europa post-Covid è tutt’altro che finita.