Abolire il semestre bianco, stabilire la non rieleggibilità del Capo dello Stato

E’ giunto il momento giusto per l’abolizione del semestre bianco e per sancire la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica.

 

di Carmine Granato

 

 

Mentre nella quiete di Città della Pieve, il presidente del consiglio, Mario Draghi, sta scrivendo il suo discorso di insediamento, in base al quale il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati  concederanno la fiducia al suo governo, nei prossimi giorni, desidero attirare l’attenzione sulla rieleggibilità del Presidente della Repubblica e sul semestre bianco.

A mio parere, dalla Costituzione si dovrebbe cancellare la norma del semestre bianco (art.88), inserendo, contestualmente la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica (art.85).

Il diretto interessato lo nega e lo ha detto a chiare lettere nel messaggio agli italiani, del 2020, ma, a bassa voce, tra i quirinalisti, si dice che Sergio Mattarella non rifiuterebbe una sua rielezione al Colle, almeno per qualche anno, come accadde a Giorgio Napolitano.

La crisi di governo, che si sta concludendo, è scoppiata in gennaio anche per evitare deflagrazioni  nel periodo del semestre bianco, durante il quale il Presidente della Repubblica, di regola, non può sciogliere le Camere, come previsto dall’Articolo 88 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.”

Come ben si comprende, la norma che prevede il semestre bianco, condiziona l’agenda delle Camere e della politica.

Già da qualche decennio si parla di abolizione del semestre bianco, ma non se ne è fatto nulla anche perché la sua abolizione chiamerebbe in causa l’articolo 85 della Costituzione:

“Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove . Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.”

La norma del semestre bianco fu inserita in Costituzione, per evitare che il Presidente della Repubblica in carica sciogliesse le Camere, negli ultimi sei mesi del suo mandato, per  costruirsi una maggioranza parlamentare, che lo rieleggesse alla carica di Capo dello Stato.

Per scongiurare questo “pericolo”, basta inserire la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica all’articolo 85 della Costituzione .

Come sappiamo tutti, per modificare la nostra Costituzione, bisogna attenersi a quanto prescritto dall’articolo 138 della Carta, che prevede tempi relativamente lunghi e procedure diverse da quelle previste per modificare o abrogare le leggi ordinarie:

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata , se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

Se le Camere decidessero di abolire il semestre bianco e di non permettere la rielezione del Presidente della Repubblica, l’articolo 85 sarebbe così novellato:

Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni e non  può essere rieletto.Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.”

E l’articolo 88 sarebbe  così formulato: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.”