Costituzione italiana – Breve riflessione sull’articolo 2

Accogliendo l’invito di Marta Cartabia, prima donna Presidente della Corte Costituzionale, Articolo 9 inizia una serie di riflessioni sulla Costituzione italiana.

Intervenendo in una trasmissione televisiva, Marta Cartabia ha dichiarato recentemente che ” bisogna diffondere la conoscenza della Costituzione ovunque e con ogni  mezzo”.

In tempo di Covid-19, Articolo 9 intende riflettere sull’articolo 2 della nostra Costituzione, che ha la solidarietà come colonna portante.

L’articolo 2 recita:” La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

 

“Diritti inviolabili” contestuali a “doveri inderogabili”

La solidarietà come colonna portante delle comunità umane

La scelta delle parole del testo della Costituzione

di Carmine Granato

 

All’Assemblea Costituente, questo articolo ebbe una discussione limitata perché fu recepita la “formula” approvata  dalla prima sottocommissione e concordata fra le maggiori forze politiche.

Nell’articolo 2 , si parla di diritti “inviolabili”.

Questo aggettivo  fu scelto tra i molti proposti:  imprescrittibili, insopprimibili, irrinunciabili, incancellabili, fondamentali, essenziali, eterni, sacri, originari, naturali.

Per inciso, viene spontaneo osservare la cura che, in Assemblea, fu posta nella scelta delle parole, usate per scrivere la Costituzione della neonata Repubblica italiana.

Nell’articolo due della Costituzione è scritto diritti “inviolabili” perché questo aggettivo  è quello più emblematico del diritto naturale, che  integra e allo stesso tempo può frenare le norme di diritto positivo, scritto dall’uomo per  regolare i diritti della persona, i rapporti giuridici tra persone e  tra lo Stato e le persone.

Tra i diritti generalmente accettati come naturali e insopprimibili, ricordiamo: il diritto di vivere, di muoversi, di parlare, di procreare, di formarsi una famiglia e il diritto all’onore.

In correlazione, accanto a “diritti inviolabili” furono posti  i “doveri inderogabili”, per volontà del giurista  Meuccio Ruini, presidente della Commissione: “I proponenti hanno aderito alla mia tenace insistenza perché in questo articolo si mettano insieme, come lati inscindibili, come due aspetti dei quali uno non può sceverare dall’altro, i diritti e i doveri. Concetto tipicamente mazziniano, che si era già affacciato nella rivoluzione francese e ormai è accolto da tutti, è ormai assiomatico”.

Meuccio Ruini, nato a Reggio Emilia,  era stato ministro nel 1920. In era repubblicana è stato  presidente del senato e senatore a vita.

Poiché l’uomo è “animale sociale” – e lo si capisce bene in tempo di Covid-19 – e non può essere giuridicamente considerato se non in quanto tale, ai diritti naturali fanno riscontro, nell’articolo 2,  i correlativi doveri, senza il rispetto dei quali non è possibile l’umana convivenza.

I doveri sono non solo quelli indicati dai successivi articoli della Costituzione (diritto positivo), ma anche i “doveri” naturali al pari dei diritti.

L’articolo 2 riconosce la precedenza sostanziale della persona umana di fronte allo Stato;  riconosce contestualmente la necessaria socialità delle persone, che sono destinate a completarsi  e a perfezionarsi a vicenda  mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale, che trova terreno fertile in tutte le formazioni  sociali e politiche, cominciando dalla famiglia, per finire allo Stato, passando per le comunità locali.