La retribuzione del lavoratore la stabilisce la Costituzione

Nella gerarchia delle fonti del diritto, la Costituzione è al primo posto.

Ciò vuol dire che le leggi ordinarie e tutti i provvedimenti, che hanno forza di legge devono osservare il dettato costituzionale, di regola.

 

 

di Carmine Granato

 

 

 

In Italia, si parla di “ripartenza”, di “semplificazione”, di “licenziamenti” ed è in corso l’ennesima partita tra Sindacati dei lavoratori e Associazioni degli imprenditori, arbitrata da Mario Draghi, Presidente del Consiglio dei ministri,  indicato come Presidente della Repubblica in pectore di chi lo vuole imbalsamare al Quirinale.

Intanto, il numero dei morti per incidenti sul lavoro  è sempre troppo alto e quindi inaccettabile.

Tanto per non usare parole in libertà, sono andato a cercare un testo della Costituzione e ne ho riletto l’articolo 36, che recita:

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ́e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”.

L’articolo è molto chiaro, perché il testo della Costituzione fu scritto dalle donne e dagli uomini costituenti, nel 1947,  e “messa in bella copia” da Concetto Marchesi, insigne latinista e Rettore Magnifico dell’Università di Padova.

Proprio perché è chiaro, non  permette interpretazioni cervellotiche e di parte.

Pertanto penso che se l’articolo 36 prevede per il lavoratore una retribuzione in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé ́e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa, il legislatore, il governo, i rappresentanti dei datori di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori devono fare in modo che la busta paga contenga gli  elementi, che permettano di soddisfare il dettato costituzionale.

Gli elementi della retribuzione dovrebbero essere:

–  una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro, che permetta alla sua famiglia di vivere decorosamente e ai suoi figli di potere raggiungere i gradi più alti dell’istruzione;

–  una tassazione non eccessiva;

–  adeguati strumenti di protezione sul posto di lavoro, che salvaguardino la sua esistenza in vita, liberamente e dignitosamente:

– un’adeguata assistenza sanitaria pubblica per sé e per tutta la famiglia, anche in presenza di malattie rare, che si possono curare solo con medicinali “orfani”.

Al Parlamento, al Governo, alle Associazioni degli industriali e ai Sindacati dei lavoratori non mancano strumenti conoscitivi per stabilire quale sia una retribuzione equa, a norma di Costituzione, che, in corso di uscita dalla pandemia, deve essere riletta e applicata, senza reticenze.