Capodanno. Pochi fotogrammi per augurarci, oggi, atmosfere semplici, vere.

Anni Sessanta e dintorni.

Bastava poco, ma quel poco rasentava la felicità.

di Cesira

Si può ripartire con “mi ricordo”? Si può, certo, dipende. Mi ricordo un tempo in cui il capodanno era festa di giorno. La sera precedente, il 31, zuppa di verdure, baccalà fritto, buona fine buon principio e a nanna. Arrivarono i veglioni, che parolona, casalinghi, preceduti dall’addobbo dello stanzone trovato a forza di cercare. Età compresa tra i sedici e i vent’anni, capelli cotonati e accenno di minigonna le ragazze, ciuffo e pantaloni zampa d’elefante i ragazzi. Bastava un mangiadischi, un po’ di sedie sparse, dolcetti e Punt & Mes o Rosso Antico con pochi bicchierini. Timidezze da salvare sotto caschetti alla Caterina Caselli, fondotinta inutili, ombretti e matite dal tratto incerto. Calze di nylon. Nico e i gabbiani, Dik Dik, Equipe 84, Morandi, Caselli… per gusti omologati. Vanoni, Paoli, Bindi per chi amava atteggiarsi. Twist per i più emancipati, cha cha cha per altri, ballo del mattone, per riprender fiato e …. ragazzo perso di vista, per tutti. A mezzanotte –  l’aspettavi tanto per quel lieve bacio che ti poteva sfiorare una guancia – tutti a casa, ognuno nella propria, per il brindisi con mamma e papà. Per le ragazze non era previsto il ritorno in pista. I ragazzi si radunavano in piazza a raccontare, con la sigaretta tra le dita, avventure solo immaginate. Discorsi ingenui traditi da superlativi in eccesso. Ecco, anche per dire di  questi flash avrei potuto farne uso, col pretesto della nostalgia, ma non avevo nessuna intenzione di raccontare in altro modo di un tempo felice, forse, a mia insaputa.
Piccola curiosità. A me piaceva tanto il cha cha cha, quello di Abbie Lane e Xavier Cugat, ma la timidezza, il più delle volte, anzi, sempre, mi impediva di ballarlo. Rimandavo le piccole paure a risoluzioni future. Chi mi disse mai che anche quelle sarebbero cresciute?
Buon anno, allora, e ciascuno entri in pista con il ritmo che vuole avere!

Poi… che sarà, che sarà, che sarà… AUGURI!

Nella foto di copertina, già pubblicata nel libro fotografico “GIOIA SI MOSTRA” ricordiamo la carissima Maria Rosaria Aureli, qui con Maria e Anna, che ben rappresentarono una gioventù bella, evoluta, spensierata che noi più “piccole” ammiravamo e che cercavamo di  imitare.