Da Gioia Vecchio a Gioia con un carico di ossa umane…

Chiesa di Gioia Vecchio, oggi.o delle paure dei bambini.

di Cesira Sinibaldi

Era la metà degli Anni Cinquanta e la cripta della chiesa di San Vincenzo aveva portato alla luce un enorme deposito di scheletri umani che doveva essere, in qualche modo, trasferito in un altro luogo. Il luogo fu l’ossario del cimitero di Gioia dei Marsi, dove, sollevato un coperchio di pietra, si lasciavano scivolare nella botola dove riposavano accatastate alla rinfusa, tante altre ossa di defunti inumati o di anonima provenienza.

Io ero una bambina di sette anni e dovevo riscendere in paese dopo varie settimane di villeggiatura con le zie che sarebbero rimaste ancora per una decina di giorni nella casa presa in affitto nel valico. “Perché prendere appositamente una macchina o farla salire da sola sulla corriera di Pescasseroli”, pensò bene mia madre, “quando Federico T. scende con il camioncino ogni sera ed è pure un mezzo parente ?”.

Fu così che Cesirella, alle cinque di un pomeriggio di agosto, salì, con la sua borsa piena di indumenti e di uva spina, sul camioncino a fianco all’autista che subito l’avvisò “Non ti venga in mente di guardare da quel finestrino che abbiamo dietro ai sedili. Capito, Cesirè?”.

Nessun divieto accese mai tanta curiosità nella testa di una bambina già curiosa di suo.

FedericoT. guidava concentrato su curve a gomito e tornanti che caratterizzano quel percorso… qualche rassicurazione alla bambina “reggiti forte… non avere paura… tra poco saremo a destinazione…”.

Cesirella non vide l’ora di girare la testa per poter scoprire il segreto proibito.

Aiutooo! si urlò dentro con il cuore in sobbalzo.

Teschi, ossa lunghe, gabbie toraciche (i nomi li seppe dopo) sobbalzavano in una danza spaventosissima che però continuava a guardare, incollata al vetro separatore.

Federico se ne accorse e la rimpriverò per aver disobbedito, “Vedrai adesso come te li risogni tutti questi morti!” tuonò.

Cesirella, con una tremarella addosso, raccontò tutto a sua madre.

Non avrei mai immaginato per te un viaggio del genere e ti rimprovero per la disobbedienza. Per il resto ti dico che quelle sono anime sante che non fanno male a nessuno. Stasera prega per loro e non aver paura di niente.

E aggiunse, mentre si allontanava “ I bambini devono conoscere la paura, così si fortificano”.

Era la pedagogia dei miei tempi. Che poi mi sia fortificata o no, questo non so dirlo.