Elogio del camper

 … ovvero, il viaggiare differente.

di Cesira

Il camper, ho imparato dopo aver provato per una vita automobili, bus, treni e aerei, è un viaggiare differente.

Li guardavo, quando li incrociavo per strada, con un certo distacco, quasi un sussiego inspiegabile. Quando il medico di famiglia ne comprò uno e me lo mostrò soddisfatto, non feci nemmeno caso alle parole che usò per descrivere viaggi e vacanze. Con gli occhi fissi allo stretto abitacolo, usai parole di cortesia e cancellai tutto guidando il pensiero, superbo e sciocco, verso l’elegante e spaziosa casa con giardino…

Può accadere, però, nelle nostre inspiegabili ed imprevedibili vite, di dover fare i conti con altri pensieri, altre realtà, altri modi di vivere e di viaggiare. Può accadere che il minimalismo del camper ti catturi e ne tessi persino un elogio. Comprendi che il viaggio è innanzi tutto libertà. Libertà da schemi, modelli, abitudini, pregiudizi.

Il camper, così poco adatto a chi ha la mentalità del turista, ti rende viaggiatore. Come volevi essere in fondo, come sei per esigenze intime, cultura, aspirazione.

E allora quei pochi metri quadri, dove riescono a convivere armoniosamente o ordinatamente anche, cucina, letto, bagno con doccia, armadietti e ripostigli, dinette e tanto altro, diventano squarci di mondo, città, paesi, ristoranti, musei, coste e montagne…

L’itinerario di massima lo scegli, certo, ma il viaggio si sviluppa andando, curiosando, scoprendo. Non solo città note e capitali, ma parchi, borghi incantevoli nascosti che nessuna guida segnala, architetture inusuali. Se vuoi fermarti per ore davanti a una cattedrale gotica, puoi farlo. Il tempo resta sospeso. Il tuo orologio è oggetto inutile. E se desideri cercare ristorantini tipici, la cucina del camper la dimentichi dopo il caffè del mattino. Se desideri fermarti in un B&B anziché in un campeggio attrezzato, puoi farlo.