I muri in pietra di Gordes, Vaucluse

di Cesira

Gordes
Verso il centro di Gordes

Ci arrivammo nelle prime ore di un pomeriggio caldo di giugno: strade semideserte e locali vuoti ad accoglierci, cosa assai rara per un borgo provenzale in estate.

Mi avevano incuriosito, durante i tornanti che conducono al centro del borgo, le lunghe mura antiche lavorate con certosina pazienza e arte assemblate, pietra si pietra, in modo particolare mai visto prima.

Leggo nella guida che quella dei muri a secco, che fanno da recinto alle villette di Gordes, è la peculiarità di questo borgo ricco di un fascino particolare. A me è piaciuto più nel ricordo, poiché proprio queste pietre acuminate, accese di sole e di bianco, mi rimandavano allora lampi di inquietudine, che tentavo di nascondere tra l’erba delle fessure o di seminare sulla ghiaia dei vicoli o di mescolare a sorsi di aperitivo e risate vanamente rumorose. Mai  liberandomene del tutto.

Tentano, ora, questi lampi di inquietudine, di trasformarsi nell’incipit di queste poche righe.

Tentano, ora, questi lampi di inquietudine, di  dire come tutti noi, nessuno escluso,  riesca, anche inconsapevolmente, ad alzare muri tra sé e gli altri, senza aver bisogno dell’arte degli scalpellini di Gordes.

Qualche esempio di quelli innocenti, innocentissimi, oppure crudi o, in certe circostanze, salvifici.

  • Il mio è il paese più bello del mondo (al posto di dire “io amo il mio paese come se fosse tra i più belli del mondo”).

Oh, i superlativi!!

Non puoi alzare il muro tra il tuo e il paese di un altro. A meno che non lo dica in maniera ironica e spiritosa.

  • Sono l’opposto di te (al posto di dire ” abbiamo pensieri divergenti, ma non dissonanti”).

Sentirsi opposti alza un muraglione…

  • Mai e poi mai rientrerai nella mia vita (al posto di ” vedo difficile ma non impossibile un nostro rivederci, un nostro chiarirci”).

  • Non alzerò mai un muro tra me e te, pur nella distanza che mi viene temporaneamente imposta da questa pandemia. Non c’è muro di pietre, qui c’è solo amore.

    Per te. Per noi. Per la Vita.

Lasciare uno spiraglio, una piccola breccia, nel muro divisorio di pietre o di parole, di pensieri o di retropensieri, di passati vissuti e di futuri incerti, lasciare che l’hic et nunc vinca sul per sempre… forse è, per me, l’indicazione di Gordes, il mio turbamento passeggero.

La mia paura, che ha scelto quella meraviglia dell’arte dell’uomo come simbolo temporaneo in un viaggio verso i campi di lavanda.