Marsiglia, che evoca e affascina

Ho ballato la Canebière

di Cesira

Marsiglia, la città che raccoglie il mondo e tenta di spiegartelo in tutti i sensi:

odori, sapori, visioni, polizia e angoli romantici, raffiche di vento e aria ferma.

Sento nell’aria un  profumo di vaniglia, come a  New York e a Berlino.

Come in un’atmosfera felliniana…

Ho ballato la Canebière, la canzone di Marsiglia, sotto questo grande specchio del Porto Vecchio, con tutte le persone care e carissime che fecero  bella la mia complessa affascinante vita. Ho ballato fino all’alba. Mi sono svegliata esausta e felice. Ho scritto, con la penna, un racconto breve per fissare il grande abbraccio.

Marsiglia, la magia di un luogo che non saprei raccontare altrimenti.

Mi prende una specie di euforia. Mi parte dalle gambe e sale su per il corpo.

Ti dico lasciami pure qua mentre vai a cercare un posto per il camper.

Il qua è uno spazio enorme che si stende davanti al Porto Vecchio e l’ora è quella della luce di mezzogiorno.

Mezzogiorno. A Marsiglia. Al Porto Vecchio. Una folla colorata. Ed io, da sola, anzi, in compagnia di una strana euforia.

Mi ritrovo sotto il grande specchio che riflette la piattaforma piena di umanità varia, artisti di strada musicisti venditori di saponi e di fragranze… di stupori.

Di energia. Ne prendo talmente tanta che mi lascio andare verso qualcosa che oggi assomiglio a un certo rapimento della coscienza.

Le gambe, improvvisamente leggere, incominciano a muoversi al ritmo di una canzone che poi seppi essere la famosa “Canebière”, che racconta i ritmi accelerati di Marsiglia.

Mi mescolo a quei passi, a quei volti, a quell’intreccio di mani chiare scure curate ruvide, a quel volteggiare di abiti scialli cappelli… mi astraggo. Vado lontano.

Mi astraggo fino a vedere sui volti di tanta varia umanità a me sconosciuta, sguardi mani gesti intrecci noti amati e… perduti. Li ritrovo sotto questo specchio. E ballo, ballo, finché occhi bocche mani braccia, per un’alchimia evocativa che certi luoghi sanno dare, rivivono per me in sembianze note amate e perdute. Ritrovate, ora, a Marsiglia. Al riparo del grande specchio.

Ballo La Canebière con Clotilde, con Emilio, con Luigi e Lucietta, con Menenio, con Leonardo e Amalia, con Anna ed Enrico, con Maria, con Adriana e Piero, con Cesare, Mario, Alba, con Eutimio e Maria, con Rosalba e Romolo, con Elisa, con Alba … e ancora, ancora… con un bambino dai grandi occhi  che non vuole staccarsi dalle mie  braccia. “Encore une petite souris! encore…”…

Lo specchio riflette solo noi. La Canebière è solo  per tutti noi. 

La Canabière è un sogno.

Ai lati, assiepata, una moltitudine distratta. 

Una giovane orientale, seduta in un angolo tra libri agende cartoncini e oggetti di viaggio, solleva lo sguardo da un disegno e guarda, elegante e silenziosa.

Ti vedo arrivare dalla stradina in discesa. Il camper deve essere a posto. Hai saputo non interrompere il sogno. Ora mi accenni. Arrivo. Mi posi il braccio su una spalla. Ti guardo. Andiamo!