Saint Tropez, in un caffè

Saint Tropez, in un caffè

Madame, lei se la porta addosso quella gioia!

di Cesira

Gli yacht si mostrano.

L’avevo ballata cantata e molto immaginata, a quindici anni, Saint Tropez. Ma era lontana lontana e non penso a distanze chilometriche. Erano, semplicemente, distanze. La realtà di una giovane studentessa anni sessanta come tante altre, sognatrice e complicata nel districare i suoi sogni e le sue cotonature, chiusa nel suo piccolo mondo fatto di libri di dischi di balli in casa, snobbati, questi ultimi, eppure  necessari ad alimentare o respingere il sogno di altri mondi. I mondi delle bellezze moderne e prorompenti, Brigitte Bardot e Roger Vadim, della vita sugli yacht, dei locali, delle spiagge dei ricchi.

La distanza.
Poi, quando meno te l’aspetti, quando quella distanza è sparita o non la fili più ed è rimasta solo quella chilometrica, basta girare con il camper … la Romouelle e…eccola, la mia Saint Tropez di viaggiatrice matura.

… se ne tornano, costeggiando il viale dei vip, nella loro casa sulla collina…

Li vedo arrivare lentamente, a braccetto. Lui alto, magro, lievemente curvo, una camicia a piccoli disegni geometrici, un viso che lascia intravedere lampi di vivacità, accenni di ironia, tracce di una bellezza aristocratica. Lei piccola, magra, vezzosa nella sua gonna lunga a fantasie provenzali, nella camicetta di pizzo candido come i suoi capelli argento lunghi e disinvolti.
Superano alcuni famosi “quais”, gli angoli rinomati per i locali degli aperitivi di tendenza e per le ancor più rinomate case di moda con spiritose modelle di gesso alle finestre.  Scelgono di sedersi in un angolino davanti a noi. Chiedono il solito. Parlano in francese. Lei parla di più, lui ascolta e sorseggia. Noi consumiamo chi un’insalatona, forse una nicoise, chi un croque madame. Acqua di Evian e due piccoli calici di rosé. Parliamo.
Intorno, musica francese, sommessa calda dolce come i colori che fanno da sfondo al porto dagli yacht blasonati e come le sfumature delle tinte color ocra sulle facciate degli edifici della vecchia Citadelle.  Ocra rossa tremolante e luci sul mare scuro. Dietro, il campanile di Notre Dame de l’Assomption de Saint Tropez e, ancora più in là, la torre del Portalet.

Angoli suggestivi per turisti, salendo dal mare.

… un ultimo sguardo!

Lei succhia la fettina di limone rimasta sul fondo del calice di lui, poi gliela porge, divertita.
Lui la guarda con un lampo d’amore e ne succhia le ultime gocce.
Noi assaporiamo dai calici l’ultimo sorso di rosé.
Buona sera, sussurra lei con un sorriso discreto.
È italiana? mi sfugge.
Sono di qua… vede quei vicoli colorati che s’inerpicano sulla nostra destra? lassù, in cima, sono nata e là vivo da sempre, tranne nei miei dieci anni vissuti a Venezia.
Continua il suo racconto…
Ebbi un incarico alla Biennale, i due governi, italiano e francese, stipularono un accordo. Avevo un mio ufficio, da dove passavano artisti e studiosi. Con il sindaco di allora ebbi un rapporto di stima e di amicizia. Feci anch’io la mia mostra con successo… ho detto che dipingevo? Io sarei rimasta per molto ancora a Venezia, ma lui, e accenna al marito che ascolta ma sembra aver fretta o non aver voglia di nostalgie, era troppo legato a Saint Tropez e al modo di vivere alla francese… io, sì, sarei restata ancora…ma poi ho scelto anch’io di tornare qui, di tornare a respirare quest’atmosfera unica allora.

Ci vede interessati al racconto del suo breve spaccato di vita e continua.

Ha il sorriso negli occhi.

Si rivede e si accende di gioia.
Come, unica allora? provo a riprendere.

Perché allora Saint Tropez era Saint Tropez, unica, spensierata, elegante, dove arrivavano i potenti del mondo, quelli veri, colti e raffinati, dove si giravano film che hanno narrato quel tempo irripetibile…
Anche adesso, schermando parecchio, si riesce a vedere quel tempo… qui è diverso che altrove e, se cancelli parte dello stereotipo, puoi  vedere molto altro, oltre gli yacht che ora si accendono un po’ arroganti  sotto i nostri occhi…..
Sì, chi arriva e, andando oltre il mondanissimo Quai Jean Jaurès, si muove con attenzione tra questi luoghi che portano verso la collina, tra questi vicoli colorati, pieni di ristorantini, di atelier, di caffè, può ritrovare ciò che abbiamo preservato nel tempo.
Ma c’è una differenza.
Adesso, anche qui è arrivata la ma… la parola mafia le si strozza in gola, e l’ostentazione del lusso fine a se stessa. Allora, Saint Tropez era una verità…
Allora, noi eravamo pieni di gioia, di spensieratezza. A Saint Tropez si respirava la gioia.
Quest’ultima frase sembra commuoverla. L’uomo fa cenno di voler camminare.

Madame, lei se la porta addosso quella gioia...

Ah, ah, può darsi, ride, resterei ancora con voi, ma lui vuole tornare nella nostra casa sulla collina… ha ottantasette anni e vuole andare a dormire presto. Lo accarezza, dolce.
Buona notte, che bell’incontro!
Buona notte, salutatemi la mia Venezia! E anche Padova, raffinata e colta.
Li vediamo incamminarsi lentamente, lei si appoggia a un bastone che non avevo notato prima. Scatto una foto quando sono di spalle. So che se glielo avessi chiesto, lei me l’avrebbe concessa anche di fronte.
Perché non le ho chiesto, invece, il nome?
Solo il nome, così… per associare quel nome e questa foto di spalle al suo racconto di un’allegria mai perduta.