Niente ti turbi

Salvador – Eglesia do Carmo, fondata da e per gli schiavi

di Lucio Paolo Raineri

La messa è appena iniziata. Bongos e maracas, ora, tacciono.

I corpi, terminata la samba, sono ancora irrequieti.

Qualche passo è musica. Sta di fronte a me, in prima fila; è vestita elegantemente, i capelli bianchi hanno una acconciatura accurata. Un nastro di un rosso violento li raccoglie per scendere giù per la schiena. Un giro di perle candide su pelle di cioccolato. Le stesse, ai lobi delle orecchie. La visuale della sua maglia di lino mi è coperta in parte. Una riga di sudore la macchia lungo la colonna vertebrale. Ha una scritta sul dorso..forse l’inizio di una preghiera. Scorgo solo: “Nada te pertube… (niente ti turbi…)“. Le prime dieci file di sedie, in cui ci troviamo, hanno un recinto di ferro battuto e terminano con un cancelletto arabescato, ora aperto. Un vecchio segno di casta. Dietro, il popolo bahiano, su panche comuni, prega. Il prete, dall’altare, ha iniziato la predica. Ha una maglietta bianca su un jeans sbiadito; un corpo esile, femmineo. Anche lui, prima, ha avuto passi di samba, appena accennati. Ora parla delle virtù teologali: fés, esperanza, caritá. Il ritmo caldo e sinuoso dei suoni gutturali brasiliani è ancora musica.

Niente ti turbi”. Io, sono invece molto turbato. Ho visto in questi giorni, ancora, gli schiavi. Esistono, immutati, come nella “Capanna dello zio Tom”. Li vedi caricare, all’alba, in porto, i vascelli dei possidenti, stupendi yacth. In fila, sotto il sole, non balle di cotone o fasci di canne da zucchero, ma casse di Coca Cola, frutta, bombole di gas. Hanno la corporatura delle novelle della nostra infanzia. Enormi di fisico, la muscolatura affiorante, lucida al sole. Muscoli che nascono non in palestra, per un fine estetico, ma muscoli che servono per portare di più del tuo vicino, in modo da essere competitivo sul lavoro. Muscoli per trascinare carriole, per sollevare tronchi, per zappare la terra. Il padrone è quello di sempre, un bianco che ordina. Ha lo stesso volto, lo stesso tono di voce, lo stesso sguardo, la stessa arroganza. Forse anch´io, a ben pensarci, sono uno schiavo.

Quanti padroni ho? Infiniti.