Viaggiatori, migranti, turisti… umanità in cammino

di Mariagrazia Sinibaldi, appassionata di viaggi e di scrittura

La Vecchia Signora si guardò intensamente la punta dei piedi, così come faceva ogni qualvolta un qualche pensiero la metteva in una sorta di trance.

Era veramente tanto tempo che non le capitava più, di guardarsi i piedi, e la cosa, adesso, la sconvolse non poco. Cosa era successo nel frattempo? Perché questa sorta di sonno psicologico? Era uno stato di malessere continuato o qualcosa di più grave? Quale la ragione?

Volle andare indietro nel tempo, la Vecchia Signora, e guardandosi i piedi cercò la ragione. Ma i piedi non stavano fermi: il piede destro andava avanti e scompariva sostituito, un poco più avanti, rapidamente da quello sinistro… e poi ecco di nuovo il destro seguito dal sinistro. Stava viaggiando… un piccolo, piccolissimo viaggetto, è vero ma sempre un viaggio.

Anche Google, nella sua sapienza, lo diceva: viaggiare è trasferirsi da un luogo ad un altro con uno o più mezzi di trasporto. Ecco: lei si stava trasferendo da casa sua al supermercato adoperando il più antico dei mezzi di trasporto: i piedi. E dunque lei stava viaggiando. E un passo dietro l’altro, era arrivata a destinazione. Entrò, disinfettò le mani nell’apposito dispenser, cominciò: si fermò al bancone della frutta, e scelse, con molta attenzione, quattro mele gialle.

Ma il suo pensiero vagolava ancora sull’argomento di cui sopra e il suo sguardo si dirigeva sui piedi… ancora loro.

Inoltre l’onnisciente Google avanzava un’altra considerazione, e cioè che l’uomo è una specie migratoria, e che già milioni di anni fa migrava, vagando dalle calde savane africane fino all’Asia.

Non abbiamo inventato nulla” – si disse la nostra Amica, e rivide, con gli occhi del ricordo, la foto del corpicino del bimbo riverso sulla sabbia, esanime. Anche lui era un migrante alla ricerca di una vita migliore.

È un impulso collettivo” – si disse – “che spinge ad andare, andare e andare e fermarsi dove l’erba è più verde, l’acqua più dolce, la caccia più facile. E ripartire quando l’erba è secca, l’acqua manca, la caccia è esaurita”.

Si fermò davanti il bancone del pane ed attese il suo turno e intanto i pensieri andavano.

E, sì, viaggiare è tutt’altra cosa”- ragionò – “C’è un impulso che spinge ed è la curiosità, a volte la ricerca di sé stessi, a volte la ricerca di una fede che cerca appoggio in luoghi lontani… E sì, gli indù vanno al Gange, i mussulmani vanno alla Mecca, i cristiani vanno a Gerusalemme. Insomma viaggiare è una penitenza? Dall’epoca di Adamo ed Eva, cacciati dall’Eden e costretti a vagare in un mondo sconosciuto e ostile, si direbbe di sì. Eppure per Ulisse il viaggio non è l’andata ma il ritorno a casa, ‘alla sua petrosa Itaca’; mentre per Abramo è lasciare Ur e ‘andare’… E dunque Ulisse era un viaggiatore, mentre Abramo un migrante?

Era arrivato il suo turno e la Vecchia Signora ordinò due pagnotte ‘croce del sud’. Sorrise la Nostra al nome vagamente esotico, prese il pacchetto e continuò il suo giro. Di cosa aveva bisogno? Cosa c’era scritto sulla lista? Ah, ecco ecco, la pasta e si diresse verso il grande bancone.

Un pensiero le attraversò la mente: “Ecco un’altra caratteristica del viaggio, la mèta”.

Sì, ecco la mèta. “Non solo – si disse – ma nelle sue tre fasi (partenza, percorso, arrivo), il viaggio rende l’idea della ciclicità della vita (nascita, vita, morte)”.

Così, intanto che andava, andavano i suoi pensieri.

E il turista? Il turista” – pensò quasi con sprezzo la Vecchia Signora – “il turista attraversa il paesaggio mentre il viaggiatore lo vive… e insomma diceva bene Proust: viaggiare non consiste nel cercare nuove terre ma avere nuovi occhi”.

La Vecchia Signora era arrivata alla cassa, ma prima di pagare un ultimo pensiero le attraversò la mente – “Certo è che viaggiare diventa spesso e volentieri un vizio dominante”.

La Vecchia Signora pagò e uscì all’aria aperta.