Parliamo di  nonnitudine: lettera aperta ai giovani genitori

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La nonnitudine è composta da amore, saggezza, allegria, capacità di perdono,disponibilità, affetto, sapienza, tenerezza, emozione.

 Si tratta di uno stato d’animo non facilmente spiegabile, ma forte e insostituibile.

Molti  giovani genitori del XXI secolo non hanno alcuna idea sulla nonnitudine, forse, perché  geriatrizzano anzitempo i nonni e perché ne sottovalutano capacità e funzioni, soprattutto dal punto di vista affettivo, culturale e psicologico.

Molti genitori “moderni” pensano che la tecnologia sia la linea di demarcazione tra ieri e oggi, non capendo che la tecnologia non potrà mai sostituire quella continuità affettiva e familiare, che si trasmette tramite la nonnitudine, di generazione in generazione.

Spesso, i nonni raccontano favole e storie, anche di famiglia, mentre i genitori propongono dei  “cartoni” moderni, che preparano i bambini a diventare dei forti consumisti, dei violenti e degli egoisti accaniti , da quando hanno pochi mesi di vita.

Si calcola che ogni bambino, nei suoi primi 12 anni di vita abbia assistito ad almeno 1200 omicidi, via TV e simili.

Molte  aziende, che vivono vendendo cartoni animati e mostricciattoli  per bambini, assumono fior di consulenti e di attori, che, con linguaggio suadente e con atteggiamenti  da calamita, istruiscono i nuovi iperconsumatori.

Chiunque può verificare di persona ciò che dico: è sufficiente che si fermi  ad osservare i bambini, a mano dei genitori o dei nonni, mentre scelgono i nuovi mostri, in edicola.

Non volendo e, a volte, non sapendo, molti genitori, anche in possesso qualche diploma di laurea e affermati nel mondo delle professioni, sono i migliori alleati di chi guadagna milioni, vendendo cartoni animati e mostri e  animali preistorici, in plastica, riprodotti in maniera verisimigliante o meno.

Questi genitori “moderni”, ipertecnologizzati, e già vittime a loro volta di un consumismo sfrenato, non si rendono conto del male che fanno ai bambini, evitando accuratamente che essi crescano a contatto con i nonni, a torto ritenuti superati, ma provvisti  di nonnitudine e capaci di fare comprendere e vivere ai bambini la “continuità” affettiva e psicologica della famiglia, ancora cellula della società.

Il bambino, che sviluppa le sue antenne fin dai primi mesi di vita, capta e fiuta “l’aria” che tira tra i suoi nonni ed il suoi genitori e la interiorizza, a insaputa di tutti.

Una volta adulto, è portato a ripetere il modello verso i suoi genitori e la “giostra” continua.

Ci capita tutti i giorni sentire raccontare di “sante alleanze”, di “forti complicità” e di “grandi affetti” tra nonni e nipoti.

Non fare frequentare i nonni ai propri figli è come interrompere la catena del freddo ai surgelati.

Carmine Granato